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Comunali Parma 2017: si dovrebbe votare fra circa 8-9 mesi, e per chi vuole davvero vincere è quindi ormai ora di scendere in pista, almeno per gli esercizi di riscaldamento. Ma quanti sono in realtà i possibili aspiranti agli onori/oneri (e non so quali dei due prevalgano) della carica di sindaco di Parma?

Partiamo inevitabilmente dal primo cittadino attuale: se c’erano ancora dubbi, l’intervista a Pierluigi Dallapina per la Gazzetta di Parma li ha sciolti definitivamente, e Federico Pizzarotti ci sarà. C’è ancora un filo di possibilità che venga ricucito (anche alla luce della caotica vicenda romana) lo strappo con i vertici Cinquestelle. Ma è, appunto, solo un filo: e quindi è più probabile il varo di una lista civica guidata dal sindaco uscente.  E questo  darà comunque due spunti interessanti: 1) vedere nelle urne il vero giudizio dei parmigiani su 5 anni di amministrazione; 2) capire, anche in prospettiva nazionale, come si divideranno le anime del Movimento Cinque Stelle, visto che l’uscita di Pizzarotti dovrebbe avere come conseguenza anche un candidato grillino “ortodosso” (e sarebbe singolare se questo non avvenisse, nella storica “Stalingrado”del 2012). Ovviamente, la candidatura Pizzarotti sarà inevitabilmente condizionata anche dagli sviluppi delle inchieste sul Regio e soprattutto sull’alluvione che lo vedono interessato: esiti penali (ma qui ovviamente nessuno può mettere in discussione l’innocenza di una persona fino a prova o sentenza contraria) ma anche politici e di immagine, come la storia italiana ci ha spesso insegnato (vedi caso Errani, per citare un nome oggi ricorrente nelle cronache).

Pd. Il “primo che ha perso”, come fu bollato a suo tempo Stefano Lavagetto, è diventato nel frattempo “l’ultimo che ha vinto” (1994 prima elezione diretta del sindaco, contro Busani e il primo Ubaldi civico). Alla sconfitta di Lavagetto sono infatti seguite quelle di Soliani, Peri e Bernazzoli, ognuno di quali è poi diventato – proprio come Lavagetto – il “miglior” capro espiatorio per nascondere i veri problemi di un partito come il Pd che proprio non riesce a decollare.  Di ipotesi politiche ne sono girate e ne girano tante: Giorgio Pagliari, il capogruppo Nicola Dall’Olio, Lorenzo Lavagetto, Simona Caselli…In teoria tutto dovrebbe passare dalle primarie, nelle quali il solo a farsi avanti fin qui è stato Massimo Rutigliano. Ma le primarie – vedi appunto sconfitte passate – non garantiscono un candidato vincente: e allora c’è sempre l’ipotesi dell’esterno: torna, come nel 2012, il nome di Paolo Andrei, ma la vera impressione è che 5 altri anni di opposizione non abbiano ancora prodotto un nome con le stesse chances del Lavagetto 1994. E forse sarebbe tempo di iniziare a far capire anche il progetto Parma del centrosinistra, al di là delle ripetute critiche a Pizzarotti. A meno che…

…a meno che non sia davvero fondata l’ipotesi dell’abbraccio elettorale sotterraneo fra il Pd (o solo una sua parte?) e un Pizzarotti civico. Se Renzi in persona afferma (ieri sera a Porta a porta) che “Trovo molto esagerate le letture di oggi che dicono che il M5s è finito. A Parma hanno fatto cose buone, in altre città clamorosamente fallito”, ogni ipotesi è autorizzata senza necessariamente ricadere nella fantapolitica…

Del civismo storico è rimasto poco: ero alla Camera di commercio quando Civiltà parmigiana ha autodecretato la fine di un’esperienza che, del resto, era troppo legata alla figura e al carisma di Elvio Ubaldi per potergli sopravvivere. L’unica che espresse un’opinione diversa, Maria Teresa Guarnieri, è ora assorbita dall’incarico di direttrice dell’Asp Reggio Emilia. Ed ero invece davanti al video quando Pietro Ferraguti intervistava il mio ex collega Luigi Alfieri, per capire se sulla scia del movimento Parma non ha paura (nato da un tentativo di furto nella sua abitazione) si stesse poi preparando anche una vera e propria lista con candidatura a sindaco. La mia impressione, da subito e in particolare quella sera in tv, è stata che la risposta sia destinata a diventare ufficialmente un sì: e nella situazione nebbiosa che ho descritto fin qui, il seguito social creato con Parma non ha paura, la profonda conoscenza di Alfieri dei meccanismi della comunicazione anche televisiva e l’essere partito da un tema (la sicurezza) molto sentito dalla gente ma poco praticato da molti politici e partiti, lo rendono per chiunque aspiri a sedere in Municipio molto più di un concorrente con cui fare i conti.

La sicurezza, a dire il vero, per un partito è il cavallo di battaglia: parliamo ovviamente della Lega, che nel disastrato centrodestra parmigiano del dopo 2011 è forse il soggetto più vitale. Ma qui ci sono almeno tre nodi da sciogliere: 1) C’è sul Carroccio un candidato parmigiano da spendere con possibilità di vittoria?; 2) L’effetto Salvini sta già scemando dopo una partenza che, piaccia o no, sembrava poter raccogliere molti consensi?; 3) Quale rapporto può avere la Lega con gli alleati? Magari, come a Roma, può coalizzarsi con la Destra (che nel 2012 si affidò a Priamo Bocchi), mentre è forse più difficile credere che Forza Italia & C. si affidino a un candidato leghista. Anche perchè è vero che Parma non è più una “città rossa” da almeno un paio di decenni, ma forse il dna parmigiano 2017 non è predisposto per arrivare a far vincere un candidato troppo spostato a destra, anche se i venti europei ci dicono che nulla è scontato e anche se proprio l’elettorato di Parma c ha abituato alle sorprese contro i pronostici, da Ubaldi a Pizzarotti.

Torniamo a ipotesi civiche. Un papabile con esperienza e motivazioni è certamente Roberto Ghiretti: nel 2012 la sua candidatura arrivò al 10%, che per arrivare al ballottaggio va più o meno raddoppiato. E’ quindi evidente che anche per lui, non potendo più giocare la carta della novità (ma avendo in compenso quello della conoscenza dal di dentro della macchina comunale) tutto si legherebbe a eventuali alleanze.

Chiudiamo (per ora) con altre due sigle. Gli Indignados delle pentole del 2011 sono inevitabilmente tornati lontani dai riflettori di quei giorni. Cristina Quintavalla ed altri hanno portato avanti con immutato impegno il tema dell’Audit (su debiti comunali, caso Spip ecc.) e altre battaglie. Che possano essere in campo è probabile, che abbiano possibilità di successo è inevitabilmente più difficile.

La seconda è in realtà un hashtag: #parmaiocisto . Quando è nata, molti hanno ipotizzato che l’iniziativa promossa da alcuni imprenditori, pur con le successive condivisioni con il territorio e con tutte le forze politiche, nell’anno pre-elettorale sarebbe alla fine sfociata nell’identificazione con un progetto di città e quindi fatalmente con un candidato. Adesso che Parma deve iniziare a scendere in pista, anche questo è un quesito che dovrà trovare risposta.

P.s. – Ad articolo già pubblicato alcuni lettori mi hanno suggerito altri due nomi, che in effetti si possono davvero aggiungere: Filippo Greci , che con i Nuovi consumatori ha più volte attaccato la giunta attuale (e che su facebook ha dato vita a uno scambio polemico con il presidente del Consiglio comunale Vagnozzi proprio commentando il post di questo articolo), e Giampaolo Lavagetto : l’ex assessore comunale si è ripresentato sulla scena proprio nei giorni scorsi con il movimento Parma merita di più.

(P.s. 2- Ovviamente seguiremo le notizie e le indiscrezioni dei colleghi dei vari media, e magari ne discuteremo insieme anche in questo piccolo spazio. Come sempre, senza bandiere)