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“Ciao Sandro”, “Ciao Nonno”, “Ciao Gian”…  Ognuno aveva il “suo” soprannome, e tutti suonavano a festa quando si incontrava una bella persona come Gian Franco Bellè.

Veneziano parmigianissimo giornalista, poche ore fa Bellè ha lasciato la sua famiglia che adorava, colleghi amici che gli volevano bene, e ha lasciato più triste e più povera la città che lo aveva adottato e alla quale lui ha dato tantissimo. Sì, perché non è stato solo un giornalista: in tutta la sua vita Bellè ha incarnato e trasmesso l’immagine bella e vera dello Sport, che si trattasse di impegnarsi sul lavoro o sul campo di un torneo interaziendale o, soprattutto,  nei rapporti con le persone.

Neppure quando si infiammava nelle discussioni in pizzeria del dopo-lavoro, la domenica sera, e neppure quando batteva il pugno sul tavolo con le sue proverbiali espressioni, affiorava in lui la minima reale cattiveria: era un buono, a volte un finto burbero che però più spesso trasmetteva tenerezza. E mai come in questi ultimi mesi: sapeva che la partita era persa, sapeva che il tempo stava per scadere, ma non ha smesso di sforzarsi per regalare sorrisi a chi lo andava a salutare. E l’ultima sua firma sulla Gazzetta resterà quella con cui aveva ringraziato ed elogiato i vari reparti dell’Ospedale che ha purtroppo conosciuto in queste settimane.

Per tantissimi di noi è stato davvero un preziosissimo fratello maggiore. Lo sport in Gazzetta, allora, era quello di Fregoso-Bellè: definirli caratteri diversi è un eufemismo, anche se quando c’era da fare squadra (che ammirazione e che bei ricordi nel vederli al lavoro ed essere con loro allo spareggio di Vicenza) quella Gazzetta era inimitabile. E se il caposervizio tendeva sempre allo sport di vertice, e alla notizia o polemica che facesse titolone, quando era di turno Bellè le pagine si dividevano (o si moltiplicavano?) perché tutte le discipline e i volti dello sport “minore” trovassero il loro angolo di celebrità. Sapeva che  a volte ne risentiva l’estetica della pagina, ma così Gian Franco ha seminato a Parma i valori dello sport più vero, lui che lo Sport lo aveva nel sangue letteralmente, perché figlio di un arbitro di fama come Ferruccio Bellè.

E poi i libri, tantissimi e preziosi. Anche qui con tanto sport: ad iniziare dalla mitica sequenza dei “Tutto il Parma minuto per minuto” scritti insieme a Aldo Curti. E poi i nuovi esaltanti capitoli gialloblù raccontati insieme a Giorgio Gandolfi. Ma anche tante altre pubblicazioni, non solo sportive: con una passione contagiosa per il proprio lavoro e per le storie degli altri, campioni o comprimari che fossero: perché, come ripeteva sempre, “il giornalismo non è lavoro per gli impiegati”. Che spesso si abbinava ad un’ altra affermazione con cui chiudeva sorridendo tante discussioni: “Ricordati che quando tu ti svegli io ho già preparato due pagine”… Lui che nello storico 1968 era stato anche giovanissimo inviato a Praga, a raccontare per la Gazzetta la primavera dei sogni e poi della repressione con i carri armati sovietici.

Ci manchi già, collega amico che ci hai e mi hai accompagnato per una vita: tu che mi spingesti alla incerta ma poi meravigliosa avventura di Tv Parma; tua la spalla amica su cui scaricai tutta la tensione e la tristezza uscendo dallo studio del mio ultimo tg, tuo il primo biglietto di incoraggiamento sulla scrivania del ritorno in Gazzetta. Parole da Capitano e da vero Sportivo della vita: ciao Nonno orgoglioso, ciao Sandro, ciao indimenticabile Gian Franco Bellè.