falcone-borsellino-margherite

E’ uno di quei parchi meno “nobili” rispetto a Parco Ducale o Cittadella, ma proprio per questo piace a tanti parmigiani, un po’ come i “campetti” del Parco Ferrari. In alcune zone (ex Barilla con auditorium e vasche d’acqua se funzionano) è anche bello, così come quando si veste totalmente di margherite in primavera (foto). Ma soprattutto, porta il nobile nome di Falcone e Borsellino, eroi civili del nostro Paese, anche se quella intitolazione rischiò di essere trasformata, nell’era berlusconiana di Parma, in “Parco Sandra e Raimondo”.

Proprio per il nome che porta, dovrebbe essere un luogo simbolo di legalità e convivenza, mentre invece è uno dei punti deboli dell’ordine pubblico. Un amico affidabilissimo, che lo frequenta spesso, mi racconta di bivacchi sempre più frequenti e invadenti, di zone inaccessibili per i tanti frammenti di bottiglie. Mi racconta di bottiglie di whisky già quasi scvolate a metà mattinata, e mi racconta di liti frequentissime (l’ultima risalirebbe a ieri mattina).

Il parco Falcone-Borsellino (già teatro anche di un omicidio) è indubbiamente diventato un nervo sensibile dopo il caso Bonsu: ma quella vicenda non può e non deve fare allentare la guardia su un luogo frequentato da anziani e da mamme con bambini , anche se mi raccontano che proprio la zona dei giochi è una di quelle meno rassicurantti.

Ancora una volta ripropongo la domanda con cui titolai una inchiesta che realizzai per la Gazzetta web nel 2015, aggiornandola poi a inizio 2016. Sedici mesi dopo la prima inchiesta, quella domanda resta, ahinoi, attualissima: “Tutta nostra la città?”