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A molti non piace, e io non ho competenza e cultura per entrare nel merito. Ma quel che mi piace è che, grazie alla statua in piazzale Inzani, padre Lino “c’è”. E ci sono quei suoi sandali in eterno movimento (questo mi sembra anche ben reso dall’opera di Jucci Ugolotti), sintesi di una vita di carità spesa interamente per gli altri. Da un extracomunitario che è diventato il personaggio più amato della storia di Parma…

Lino Maupas da Spalato 1866: sangue croato, impero austro-ungarico, origini familiari francesi e mamma abruzzese, frate in Albania…E poi Parma 1894-1924: 30 anni  col saio francescano, nella chiesa dell’Annunciata in un Oltretorrente povero e ribelle. E’ con la miseria che quella Parma si misura quotidianamente, ed è fra i più miseri che Lino da Parma sfonda quasi i suoi sandali (splendida una foto di Romano Rosati nella cella dell’Annunciata dove ancora sono conservati) per aiutare tutti. Ma proprio tutti: poveri, ragazze-madri, emarginati…Va a Lucca a testimoniare in favore dei sindacalisti a processo dopo il grande sciopero nei campi…Ma sa anche dialogare con gli industriali (e la morte lo coglierà a casa Barilla, lasciandolgi appena il tempo per un’ultima richiesta a favore di un disoccupato…Va nell’ufficio del sindaco con un bimbo in fasce, la cui madre era morta nella miseria, e ponendolo sul tavolo del Comune gli dice: “E adesso, signor sindaco, lo allatti lei”…Va in mezzo ai carcerati, e ha quasi dell’incredibile che nell’immensa folla dei funerali ci siano tutti i detenuti di San Francesco e che neppure uno di loro provi ad approfittare di quella facile via verso la libertà sognata ogni giorno: tornano tutti in cella, tornano tutti con gli occhi pieni di pianto…

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E’ una storia immensa, per quantità di episodi e per la grandezza della lezione, la vita di questo frate che a volta – stremato dai suoi continui pellegrinaggi fra le miserie della città – neppure arriva alla sua cella, e vive le sue pochissime ore di sonno sulle scale del convento, dove spesso lo troveranno i frati più mattinieri, prima che padre Lino rimetta in movimento i suoi sandali diretto a chi ha bisogno di lui.

Per anni si è parlato di padre Lino santo: forse è ormai passato troppo tempo, ma spesso si è detto che per i parmigiani padre Lino è “santo” da sempre. E comunque è davvero la più bella storia parmigiana da conoscere e tramandare. Su Padre Lino sono stati scritti tantissimi libri: noi qui vi suggeriamo sul web il sito di Padre Lino (che contiene anche la bibliografia) e la meravigliosa poesia in dialetto di Renzo Pezzani, di cui ogni parmigiano vero dovrebbe conoscere almeno alcuni straordinari versi:

Chi l’à vist mort a dis ch’ l’era pu bel.
Chi g’à rugà in sacossa a n gà cattè
che una coron’na e dil gran brizi ‘d pan:
al pu bel testament ch’a lassa un frè.

(Chi l’ha visto morto dice che era più bello. Chi gli ha frugato in tasca non ci ha trovato che una corona e tante briciole di pane: il più bel testamento che un frate può lasciare)

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