Premessa: da 4 anni tanti mi parlano e mi chiedono di Pizzarotti e del governo parmigiano a 5 stelle. E sono talmente radicali i giudizi pro o contro che ormai mi sono rassegnato a passare per anti-grillino quando parlo con chi celebra la città “perfetta” e attribuisce le critiche solo a giornali cattivi o cittadini strumentalizzati dai partiti, e per pizzarottiano con chi vede solo fallimento e disastri. Allora, all’indomani di una rottura che ha fatto notizia in tutti i tg, provo a dire la mia modestissima opinione su questi 4 anni e sul possibile futuro parmigiano. Partendo, anche per sdrammatizzare un po’, dal nostro bel dialetto…

“Stlè” è una interessantissima parola del nostro dialetto, dal doppio significato. “Stellato”, come riporta il dizionario Capacchi (che ovviamente non poteva ancora prevedere un sindaco “pentastlè”). Ma molto più spesso la si ascolta nell’espressione “A sòn stlè”, che è il lamento di qualcuno ferito o malconcio (il Malaspina cita il verbo stlär che deriva dallo spagnolo e significa rompere, spezzare, percuotere).

Ieri sera, visto a La 7 e poi letto su facebook, il non più pentastellato Federico Pizzarotti è apparso inevitabilmente un po’ “stlè”, dopo una giornata difficile e lacerante, resa ancor più cruda dalla gelida e sferzante risposta serale di Grillo.

Ma dopo l’abbuffata di ieri, dubito che i media nazionali si occuperanno ancora a lungo di Parma: i M5s hanno interesse a far dimenticare presto uno strappo di provincia che ha messo a nudo tante loro contraddizioni, ma anche per gli oppositori un Pizzarotti critico ma non più dal di dentro è ora meno spendibile (a meno di azioni legali o simili). Allora mi chiedo se c’è un modo per inquadrare oggettivamente, da cronisti, questa storia che  ora ridiventa a pieno titolo una storia parmigiana, ovviamente in attesa che il vero giudizio lo diano gli elettori? Proviamo…

1 – Il prologo della storia dovrebbe piacere a tutti: un gruppo di giovani, stomacati dalla politica svilita e spesso corrotta,  si buttano in una avventura ai limiti dell’utopia, simboleggiata dal famoso e oggi lontanissimo “Sognavo di cambiare il mondo” del neo eletto sindaco sui gradini del Municipio, la sera dello storico ballottaggio parmigiano di cui parlò mezzo mondo

2- Quell’elezione, ovviamente, è da ascrivere per la maggior parte a merito di Grillo e dell’onda nazionale del suo Movimento. Con l’aggiunta al secondo turno dei voti del centro destra e perfino di quella che venne ingenerosamente definita “antipatia” verso l’antagonista Bernazzoli. Ma un po’ di merito va certamente anche alla figura tranquillizzante e accattivante di un candidato che, diversamente da quelli di altre città, forse colmava la diffidenza di tanti elettori parmigiani verso gli eccessi di Grillo o le troppo visionarie e un po’ strane esternazioni di Casaleggio.

3 – Ieri come oggi, i più efficaci supporters dei Cinquestelle sono – involontariamente – gli altri politici. Del quadro nazionale non c’è neppure bisogno di parlare, ma anche in città non dimentichiamo che la politica era scesa così in basso da richiamare sotto i portici del Municipio indignados pentolanti. Ecco perchè (non lo dico per me ma per chi deve fare calcoli elettorali) ogni legittima critica agli anni di Pizzarotti non può prescindere da quello che c’era prima e dalle alternative che ci saranno fra 8 mesi. Altrimenti, qualcuno rischia ancora una volta giudizi dall’alto e un po’ snob che potrebbero poi rivelarsi l’ennesimo boomerang (vero, Pd?).

4 – Detto tutto questo, però, occorre guardare anche all’altra faccia della medaglia perchè dall’elezione in poi almeno due cose sono indubbiamente cambiate. La prima è proprio il rapporto con i vertici M5s. E se alla fine di un contrasto lungo a sua volta 4 anni ieri è uscita meglio l’immagine di Pizzarotti rispetto allo snobistico e anaffettivo post di Grillo dopo i mesi di non-decisione da parte sua e del direttorio, è vero che Pizzarotti ha fatto poco per convincere i più diffidenti che non c’erano in lui anche pronunciate ambizioni personali.      Lo scatto di ieri (“Da uomo libero non posso restare qui”) è efficace e in fondo è in linea con lo storico orgoglio di noi parmigiani quando ci vogliono troppo mettere i piedi in testa, ma qualche altro passaggio è stato meno limpido (e la spiegazione sulla mancata comunicazione dell’avviso di garanzia – ai parmigiani prima ancora che al signor Grillo – è rimasta deboluccia)

5 – Una seconda cosa, dopo le elezioni e la simpatia iniziale, è cambiata in peggio. Se infatti il precedente dissesto economico-politico-giudiziario poteva spingere i parmigiani a perdonare le inevitabili inesperienze e ingenuità, dopo un promettente e “guareschiano” primo discorso in Consiglio, sindaco e giunta si sono troppo presto mostrati già “imparati”, scambiando anche le critiche più oggettive (vedi inizio della raccolta rifiuti, rette asili, rudo in ogni dove, cantieri dai tempi troppo allungati) per complotti della stampa cattiva o dei troll del web.

6 – La lunghissima vertenza con Grillo & C. ha spesso oscurato, almeno come percezione, i discorsi su Parma. Non ho motivi per dubitare che, anche in questi giorni, Pizzarotti abbia dedicato 10 e più ore allo specifico lavoro da sindaco: ma proprio in questi ultimi giorni. emblematicamente, le esternazioni pentastellate del sindaco sono sembrate a molti parmigiani meno tempestive di quelle su un tema sentito veramente e con preoccupazione come la legionella. E anche se accettiamo l’idea che Comune e Ausl stiano comunque facendo tutto il loro dovere nel modo migliore, la sensazione di essere stati in secondo piano è stata diffusa sul web, a torto o a ragione, da molti cittadini.

7 – Certo non si può dire neppure che il governo M5s abbia avuto un contributo molto costruttivo dal’opposizione. Non entro nel millesimo rimpallarsi reciproco della colpa di questo: ma alla presunzione di chi governa a volte si è aggiunto specularmente il livore (e qualche amnesia rispetto al passato) dell’altra parte dell’aula. Anche se si dirà, giustamente, che l’opposizione è in fondo lì per opporsi, e non per risolvere le eventuali magagne di chi governa.

8 – E adesso?  Se il Pizzarotti 2012 arrivò al ballottaggi con il 19%, quello del 2017 non potrà ovviamente più contare sugli ortodossi di Grillo (che ci sia o no una lista con Nuzzo o altri), nè sugli eventuali delusi del suo operato. A questa sottrazione, si potrebbe però opporre l’addizione dei voti di non simpatizzanti grillini che un Pizzarotti “civico” potrebbero votarlo. Basterà questa somma algebrica per arrivare al ballottaggio, che poi farà comunque storia a sè?

Oggi come oggi si possono ipotizzare 4 figure col potenziale da ballottaggio: uno è appunto il sindaco uscente, uno il candidato del centrosinistra (però ancora tutto da scoprire), poi almeno un civico (qui, a parte l’uscita di Pizzarotti dal M5s, si stanno muovendo concretamente i soli Luigi Alfieri e Roberto Ghiretti) o – in alternativa ai civici – l’eventuale candidato di un centrodestra unito (Lega compresa).  Salvo sorprese, naturalmente: anche se oggi sembrano improbabili, fuori da questo contorno.

Capire a chi toccherà la “stella” e chi resterà “stlè” è impossibile o almeno prematuro. Ma per chi vuole vincere, la scelta di Pizzarotti – comunque la si giudichi e comunque si valuti il suo operato da sindaco – dice che è ora di iniziare a correre. Vero, Pd?