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Non è un libro per tutti. E io mi metto subito fra quelli “non”: ovvero quelli per i quali ogni accenno scientifico è una salita. Eppure poche letture, ultimamente, mi sono sembrate stimolanti come “In te mi specchio”, ovvero “Per una scienza dell’empatia” che è una lunghissima chiacchierata di Giacomo Rizzolatti con Antonio Gnoli. Ecco perchè: 

Il prof. Rizzolatti è una eccellenza parmigiana. Per la precisione parmigiano acquisito, in quanto di nascita sovietica (oggi sarebbe ucraina: Kiev) e di infanzia in provincia di Udine, prima degli studi a Pisa e dell’arrivo nella nostra città, dove il lavoro suo e della sua equipe è sfociato nella importantissima scoperta dei neuroni specchio.

Il libro, si diceva, è inevitabilmente ricco di riferimenti scientifici, nei quali va dato atto al co-autore Antonio Gnoli di riscattare tanto giornalismo “scientifico” spesso approssimativo se non peggio. Qui, invece, è un dialogo fatto di continui stimoli e rimandi, che faranno sicuramente la gioia di chi padroneggia o ama le materie scientifiche ma che hanno tanto da dire anche a noi “ignoranti”.

Intanto, come ho avuto la fortuna di verificare anche personalmente in una intervista parallela che ho potuto godermi con lui e il poeta Pier Luigi Bacchini, il prof. Rizzolatti è uomo di vasta, non esibita e spesso ironica cultura a 360 gradi. E così, il racconto delle tappe che portarono alla rivelazione dei neuroni specchio non passa solo per le sperimentazioni scientifiche e per i successivi severissimi esami (pubblicazioni, dibattito, critiche…), ma a volte scaturisce da riflessioni filosofiche, o si allarga a considerazioni sociologiche. Pur senza mai perdere la rotta del neuroscienziato ad altissimi livelli.

C’è una frase di Rizzolatti che illumina e spiega il senso del libro: ” La scienza – per come la concepisco io – non è solo un deposito di conoscenze specialistiche. E’ un bene per tutti, un arricchimento culturale. Come i Sonetti di Shakespeare , la Commedia di Dante o i quadri del Louvre”. E forse anche in queste parole, oltre che nel rigore delle ricerche di Rizzolatti e dei vari Fadiga, Fogassi, Gallese e degli altri, c’è il segreto dei risultati straordinari che i neuroscienziati di Parma hanno saputo conquistare, con tenacia ed obiettivi importanti ma anche con grande umiltà. E che, solo per fare un esempio, aprono oggi nuove speranze nell’approccio all’autismo e ad altre tematiche legate agli studi su quel meraviglioso “mistero” che è il cervello.