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C’è un itinerario gastronomico che, più che nelle guide, è nella memoria e nel cuore dei parmigiani: è il quartiere del panino che in centro si snoda fra Walter/Clinica, Enoteca Fontana, Pepèn…(e poi ognuno ha altri suoi luoghi, in centro ed in altre zone, mentre chi ha i capelli grigi ricorda i tempi di Lino, Osteria della Rosa, ecc.). No: non ne parliamo per fare loro pubblicità…

(Non ne hanno bisogno, del resto). Mi piace invece sottolineare un’altra cosa, che vorrei definire “parmigianità”, di quel tipo che sempre più spesso – purtroppo – stiamo perdentdo. Mi piace sottolineare che in questi luoghi, al di là di carciofe o spaccaballe, di allucinanti o valdostane o di pesto di cavallo in svariate versioni, quello che viene immancabilmente servito al banco è un sorriso. Il cibo più raro, in tempi in cui tutti sembrano incazzati e rancorosi.

Ecco perchè, in epoca di Street Food e Slow Food, a costo di sopportare l’ennesimo inglesismo, del resto già adottato da un ristorante di Livorno, è bello sapere che le giornate di tanti parmigiani possono passare anche da un rinfrancante  (non solo per il palato) momento di “Smile Food”.

(P.s. per evitare equivoci – Ho scritto l’articolo solo “dopo” tre visite alle paninoteche citate, ovviamente pagando regolarmente: non era captatio benevolentiae…)    🙂