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Sabato mattina, quando sono partito per fuori città, in via Provesi campeggiava una poltrona, probabilmente abbandonata (anche se speravo fosse un rifiuto ingombrante lasciato lì poche ore in accordo con il servizio ritiro dell’Iren). Ieri sera, martedì,  quando sono rientrato la poltrona era ancora lì e aveva trovato compagnia. Ecco, la cosa che in questi 4 anni non è stata capita 

è che nessuno mette in discussione finalità e anche risultati numerici della differenziata spinta. Anzi: da quel punto di vista è sicuramente uno dei risultati migliori della giunta Pizzarotti. Il problema è che in Municipio, fin dall’inizio, ogni critica sull’argomento veniva vista come lesa maestà o come strumentalizzazione. E invece è proprio il contrario: proprio perchè il sistema ha dato buoni numeri, occorrerebbe abbinare i risultati numerici a quelli estetici, che per una volta nella nostra città non sono solo apparenza.  Nel suo piccolo, la foto di via Provesi (ma “l’album” di questi anni non fa eccezione per alcun quartiere) offre a parmigiani  e turisti un’immagine di disordine e sciatteria.

E qui sta anche la provocazione del titolo. La recente polemica sulle multe all’apprezzatissimo (magari non da tutti) fisarmonicista di strada non può accontentarsi della risposta sulle leggi da far rispettare. Il parmigiano ha tanti difetti, ma certe cose lo scandalizzano giustamente: qual è il motivo per cui il fisarmonicista sì e chi degrada davvero la Pilotta no…? O qual è il motivo per cui in una strada per 4 giorni lo spettacolo deve essere quello immortalato nella mia foto?  Ecco: la politica (quella attuale e quelle che vorranno proporsi per Parma) è spesso questione di priorità e discrezionalità. Per vedere qualche rappresentante di Comune/Polizia municipale o Iren in via Provesi, occorre chiamare a suonare il fisarmonicista? E’ una battuta-paradosso, ovviamente: ma l’errore di sottovalutare ciò che il cittadino vede, anche quando magari può sembrare cosa piccola o marginale (ma altrettanto marginale è allora anche il fisarmonicista…), fu già fatto dal governo Pci dei primi anni ’80. E anche questo – anche attraverso quello slogan “Parma, una città senza amore” – contribuì non poco all’indebolimento di quella giunta e alla nascita, con le successive elezioni, del primo pentapartito.