E’ appena diventato maggiorenne. E ha la straordinaria limpida forza dei giovani, unita allo spirito ancor più puro dei bambini e alla maturità di chi comunque sa che quel Gioco potrà essere Amico solo se sa fare i conti con le regole (e a volte i riti o le mentalità) di una struttura complessa come quella ospedaliera. Sembra una favola, e quindi 

non ti stupisci se a metà della annuale Festa del ringraziamento le favole arrivano davvero, come ogni giorno e ogni sera per piccoli pazienti che prima di tutto vogliono continuare ad essere bambini. Anche in Ospedale.

Non ti stupisci se i politici e i dirigenti stanno ad ascoltare più che a parlare. Perchè sanno che la mattina della Festa di Giocamico è un arricchimento, così come lo è – molto concretamente – un’attività che finisce per favorire e ottimizzare anche le incombenze mediche: come la storia del dr. Nanza, che è il pretesto perchè i bambini arrivino alla risonanza preparati, con minor perdite di tempo e con maggiore efficacia per tutta la macchina sanitaria. Ed è solo un esempio.

E’ una mattinata di festa, ma contempla anche momenti di emozioni e groppo in gola. Come il racconto di Paolo genitore e poi sempre presente (“sul balcone del vecchio reparto a chiedersi come sarà domani?”), come Rossana (“a un tratto è come se ci fosse una sospensione della vita, una assenza di futuro”).  Ci sono mali che  non si possono vincere e che sconvolgono per sempre la vita, ma che anche “insegnano a riconoscere le anime belle”. Ed è proprio nel riconoscimento degli altri che vedi la straordinarietà di Giocamico.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se le “anime belle” di Corrado e dei 1.500 volontari che si sono succeduti in questi anni non avessero incontrato l’umanità e la rara umiltà di un medico come Giancarlo Izzi, oggi in pensione ma sempre al loro fianco: “MI manca soprattutto la bellezza che vedevo nelle stanze quando entravo e vedevo i bambini giocare con voi. E leggevo l’intensità del rapporto che  avevate nello sguardo con cui i bambini vi vedevano uscire, per lasciare posto alla Medicina”.  E’ da questa filosofia che a Parma è nato un ospedale colorato e bellissimo. Ma è solo con questa filosofia che il progetto potrà proseguire la sua strada mantenendo i colori dell’arcobaleno e il profumo delle favole.