cattura

Siamo belli come il sole, noi parmigiani. Un anno fa celebravamo Nevio Scala e il gruppo degli ex, capaci di trasformare (e non era affatto scontato) un piccolo dramma sportivo in una ripartenza nel segno della limpidezza e del “calcio biologico”. E adesso…

…Adesso su facebook, dove accanto al “Mi piace” Zuckenberg dovrebbe istituire l’icona “Conta fino a 10 prima di postare”, c’è un coro anti-Apolloni – e questo dura già da tempo – e iniziano le prime prese di distanza anche da Minotti, Galassi e perfino da Scala, “reo” di avere legato il destino del tecnico a quello del gruppo. Su questo torneremo fra poco, ma prima vorrei dare importanza all’altra e più grave sconfitta di sabato: gli scontri fra tifosi con i vandalismi nel bar Primavera (guarda qui il video del Tg Parma).

L’idiozia del picchiarsi per una partita di pallone è evidente da sempre. La è ancor più in un’epoca in cui la violenza, in particolare quella dei terroristi, ci avvelena e condiziona la vita ogni giorno. Ed è in questi casi che vorrei vedere i Boys (su cui nessuno mi può smentire se affermo, archivio alla mano, che da sempre non ne parlo solo in negativo ma anche e soprattutto per le loro indubbie iniziative benefiche e positive) prendere davvero le distanze dai violenti: anche se sono al loro interno. E qui non importa se hanno “provocato” prima i padovani o se abbiamo iniziato noi parmigiani: la violenza intorno agli stadi non deve neppure iniziare.

Nel mondo che vorrei i colpevoli (di Parma o di Padova) dovrebbero essere messi prima a lavorare gratis per il bar danneggiato, poi mandati per alcuni mesi a scavare nelle zone terremotate o a fare assistenza in qualche reparto ospedaliero: giusto per ricordargli quali sono le vere priorità nella vita.  Ed anche provando ad entrare nella mentalità ultras (da fuori e quindi superficialmente: non mi sono mai permesso di giudicare una cosa che non conosco abbastanza), è evidente che un precedente del genere a poche settimane dal derby potrebbe avere conseguenze sulle modalità di svolgimento della partita di Reggio.  Conseguenze ingiuste per la maggior parte sana della tifoseria, ma giustissime per i “cojòn” (a volte il nostro dialetto è efficacissimo) di via Zarotto.

E questo si ricollega al discorso iniziale sull’aspetto sportivo. Noi parmigiani, come disse  un vescovo molto acuto negli anni ’90, amiamo innalzare per poi…impallinare. Allora, un campionato si può vincere o perdere (non siamo la Juventus della serie A), un allenatore può non essere Ancelotti ma neppure uno sprovveduto. E, soprattutto, un gruppo che non si nasconde dietro di lui ma si prende per intere le proprie responsabilità a me suscita ammirazione, non rabbia o veleni.

I signori Scala, Minotti, Apolloni, Galassi ecc. ci hanno regalato gioie calcistiche impensabili. E se vogliamo vincere questi due campionati (quello della classifica e quello della civiltà dei tifosi) l’unica ricetta che valga la pena di perseguire dentro e fuori dal campo è quella biologica. Per tutto il resto, come abbiamo già sperimentato e come dovremmo ricordare c’è “MasterLeonard”, o “MasterGhirard”. Qualcuno ha nostalgie…?