cattura

50.772. Più dei voti messi insieme 5 anni fa da Bernazzoli e Ubaldi al primo turno delle Comunali: ecco perchè il dato parmigiano in controtendenza del referendum ha probabilmente aperto nuove riflessioni fra gli aspiranti sindaci. Ad iniziare 

ovviamente dal centrosinistra, che anche a Parma ha vissuto la lacerazione fra i renziani e la minoranza interna, ma evidentemente con netta prevalenza dei primi. Che però, come noto, sono in realtà gli sconfitti a livello nazionale. E quindi?

Quindi ora occorrerà vedere prima di tutto che cosa vorranno fare da grandi il Pd, lo stesso Renzi e magari anche D’Alema e Bersani, dopo che “Baffino” ha arricchito – mostrandosene poi visibilmente soddisfatto – il suo palmares di sconfitte procurate al suo stesso partito (caduta del governo Prodi, mancata elezione al Quirinale dello stesso Prodi ed ora caduta di Renzi, senza contare la vicenda Bicamerale).

E’ infatti chiaro che le vicende del centrosinistra di Parma saranno fortemente influenzate da quelle romane: compresa la possibile data delle elezioni politiche, che potrebbero influenzare anche le attese scelte di Giorgio Pagliari per le primarie. Ma al di là dei nomi, la lezione del referendum (e per stare a Parma quelle che vanno da Lavagetto 1998 a Bernazzoli 2012) è che il centrosinistra è competitivo solo quando il Pd è compatto. Ecco perchè, al di là dei nomi già in campo o di quelli che arriveranno, si tratterà di capire se le primarie serviranno ad esaltare un candidato che poi sia davvero di tutto il partito (e non solo di quello, se vuole salire gli scaloni del Municipio) o a fare impallinare e indebolire a vicenda i due o più concorrenti delle primarie. E in questo caso, assisteremmo all’ennesimo rigore scagliato in curva…