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Mentre il Pd cerca di capire le ricadute parmigiane del dopo referendum , mentre il centrodestra cerca di riunirsi intorno al nome di un candidato (Garofano? Ferretti? Pezzoni?) e mentre i candidati che “hanno tempo da perdere” lavorano in silenzio  sapendo di non avere una struttura preesistente alle spalle, un po’ a sorpresa si è aperto un punto interrogativo là dove pareva non ci fossero dubbi: la ricandidatura di Federico Pizzarotti. In realtà l’interrogativo è doppio e in un certo senso è abbinato:

quanti candidati avrà nel 2017 il Movimento che 5 anni fa conquistò a sorpresa Parma-“Stalingrado”? Uno? Due? Zero?

Andiamo con ordine, sottolineando che ogni discorso è astratto rispetto a quei timori che il sindaco ha espresso sui possibili “veleni”: se è stato lo sfogo di un momento non dovrebbe incidere più di tanto, mentre se c’è dell’altro è giusto che lo stesso Pizzarotti faccia chiarezza. Ma superando (e rispettando) questo aspetto, ecco perchè – non da tifoso ma da cronista e parmigiano – mi auguro che l’interrogativo abbia una doppia risposta positiva:

1) Una “rivoluzione” come quella del voto 2012 merita di essere consegnata alla storia anche con il giudizio finale degli elettori, che sarebbero chiamati ad esprimere il loro grado di soddisfazione sull’operato di Pizzarotti e della sua giunta

2) Incontrandolo al Paganini per lo spettacolo di Gene Gnocchi, Pizzarotti ha scherzato dicendomi di avere toccato ferro quando qualcuno gli aveva riferito le mie previsioni. In realtà io certamente non so fare previsioni: mi limito a dire che se 5 anni fa Pizzarotti ebbe il 19% (al primo turno) l’avere perso la spinta del Movimento di Grillo dovrebbe matematicamente ridurre quel gruzzoletto. Dopo di che, il risultato dell’attuale sindaco nascerebbe dalla somma algebrica fra gli elettori che lo votarono ma ne sono rimasti delusi (altra sottrazione) e gli elettori che non lo votarono ma ne sono stati conquistati (e questa è una addizione). Senza dimenticare che il sorpasso su Bernazzoli venne consentito da voti del centrodestra, e forse anche di qualche franco tiratore del centrosinistra, che fecero quella scelta al ballottaggio ma che oggi – almeno al primo turno – tornerebbero nelle rispettive “case” politiche. Insomma, e ripeto, sarebbe estremamente curioso e interessante poter pesare politicamente l’opinione dei parmigiani su questa esperienza politica, dopo 5 anni in cui – basta leggere i social – i giudizi si fronteggiano quasi senza via di mezzo fra chi giudica Parma il migliore dei mondi possibili o viceversa la capitale del degrado. E se l’effetto Rosberg (il pilota di Formula 1 che ha annunciato il ritiro dopo avere conquistato il titolo mondiale) ha una sua suggestione e zittirebbe tutti  coloro che hanno accusato Pizzarotti di essersi “innamorato” della poltrona, immagino che anche lo stesso sindaco abbia la curiosità di capire come la pensano i suoi concittadini sul suo #EffettoParma. Cittadini che, comunque la si pensi, dovranno essere grati a lui come a chiunque abbia speso in questi 5 anni il suo tempo al servizio della città.

3) Infine, non meno interessante sarebbe vedere contrapposte due candidature nell’area che si ispirò a Beppe Grillo. Gli “ortodossi” (in Comune Nuzzo e Savani) non sembrano fin qui avere mosso grandi masse: ma il clima nazionale, dove i Cinquestelle sono ora davvero i favoriti alla vittoria nelle elezioni politiche, potrebbe aiutarli, a sfavore ovviamente di Pizzarotti. Che però, come dimostrano anche i suoi 100mila like su facebook che la vicenda M5s non ha intaccato, gode di una indubbia popolarità fra chi pensa che quel Movimento non possa reggersi solo sulle web liturgie di un Casaleggio o sull’aria da primo della classe di un aspirante leader che va in difficoltà con una mail o che non ha saputo risolvere il problema Parma. E Parma, pur se solo in sede locale, sarebbe quindi un test interessante anche sulle prospettive e sulla credibilità di governo nazionale dei Cinquestelle.

La risposta, ovviamente, la potrà dare solo lo stesso Pizzarotti. Bosi, in una intervista a Parma Repubblica, ha dichiarato la sua disponibilità a seguire una nuova avventura ma ha parlato anche di effettivi dubbi del sindaco.  Il quale, rispetto agli altri candidati, ha il vantaggio (come ogni sindaco uscente) di potersi fare ogni giorno campagna elettorale con i suoi stessi atti: e quindi può non avere fretta. Però, se dobbiamo giudicare dai toni che accompagnano i suoi post su facebook (Ogni giorno un passo in più per la solidità del Comune e della città. #ComeCambiaParma #EffettoParma)  sembra difficile immaginare che l’effetto Rosberg abbia la meglio sull’ EffettoParma…