undici-cuori

Mentre le cronache ci raccontano della febbre di capitan Lucarelli, delle assurdità del Gos che vorrebbe fare uscire i tifosi un quarto d’ora prima della fine della partita (ne riparleremo) e delle incertezze sulla diretta Tv Parma, mi è capitato di leggere lo straordinario racconto della prima trasferta, appunto il derby di Reggio, del Parma calcio: il 23 novembre 1913. Quando le trasferte si facevano in bicicletta…    Ecco questa bellissima pagina del libro “Undici cuori sotto una maglia crociata”, a firma Mario Verdini con editore Stadio (1949): 

…S’erano trovati poco prima di mezzogiorno in piazza del Duomo. Il primo ad arrivare era stato Ramacca: se n’era venuto lemme lemme portando stretti al petto gli indumenti di gioco infagottati in un paio di fogli di carta da pacchi ed il fiasco d’acqua che aveva preso l’abitudine di portare da quando s’era accorto che i campi di gioco distavano troppo dalle fontane verso le quali non era prudente correre, quando l’arsura si faceva forte, senza rischiare di lasciar sguarnita la porta. Ramacca s’adagiò su. quelle insenature di marmo che il Battistero ha ormai da tempo dedicato agli accattoni e agli affaticati viandanti. Ad uno ad uno, arrivarono gli altri: Lisoni, Viviani, Ricotti, Rossi, Serventi, Bertoli, Aiolfi… Ramacca li andava contando ad uno ad uno. Ne mancano quattro, ne mancano tre… Ultimo ad arrivare fu Betti: arrivò piano piano. Forse andava assaporando tra sè gli ultimi versi scritti fra una pedata e una pandetta.

Quando si trattò di partire., ci si accorse che le biciclette non sarebbero bastate: cinque biciclette, undici giocatori: due giocatori per bicicletta, il conto è presto fatto. O una bicicletta di più o una giocatore di meno. Un giocatore di meno, via, non c’era nemmeno da parlarne, ma di una bicicletta in più… ancor meno. Salvò la situazione la provvidenziale motocicletta di Umberto Spaggiari che annunciò l’arrivo alla Badia con uno strombettare furioso e con nuvole dense di polvere.(…) Sul campo reggiano della « Badia », i gialloblù sfiorarono il primo di quei successi di cui è costellata la lunga e perigliosa storia del Parma. Il primo tempo si era chiuso con i parmigiani in vantaggio per due -reti segnate da Ricotti contro una dei reggiani; ma sin dall’inizio della ripresa gli ospiti, che erano stesi in campo con: Ramacca; Risoni, Serventi; Betti, Aiolfi; Bertoli, Viviani, Caggiati, Ricotti, Rossi, dovettero convenire che, con una cinquantina di persone, “assiepate” intorno ai pali delle porte, rumoreggianti e in continua discussione con un signore dignitoso ma poco autoritario in funzione di arbitro, insistere nel voler conseguire la vittoria, era molto sportivo ed oltremodo coraggioso, ma scarsamente utile. L’istinto di conservazione, insomma, fu più forte della passione sportiva: fu così che fra le maglie allentate della difesa parmense gli attaccanti reggiani trovarono la via per quel paio di reti che permise ai locali di vincere ed agli ospiti di tornare incolumi all’ombra del Battistero. Al ritorno, gli undici ragazzi diedero fondo alle provviste che amorosamente avevano tenuto in serbo. In fondo era stata una vittoria anche quella: andar da Parma a Reggio e tornare con un compagno sulla canna della bicicletta non è impresa da poco; nè impresa minore è resistere al martirio di un tubo di ferro che macera senza remissione il fondo dei calzoni.

………… Una splendida storia di altri tempi. Anche se lunedì 19-12-2016, è facile immaginarlo, a nessun crociato verrà in mente di “regalare” ai cugini la vittoria come 103 anni fa: e anche senza bisogno di tornarsene a Parma in bicicletta…

(La foto, tratta dallo stesso libro, mostra una delle prime foto della squadra del Parma: ma siamo già nel 1921, otto anni dopo la storia qui raccontata)

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