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Non è importante il nome, anche perchè per fortuna tutto alla fine si è risolto bene. ma quando stamattina ho aperto facebook mi si è gelato il sangue: una mamma di Parma non aveva notizie della figlia e del genero, che vivono a Berlino, da ormai 7 ore dopo l’attentato di ieri sera. 

E’ l’altra faccia delle tragedie del terrorismo… Oltre a vivere tutti e comunque l’angoscia e l’oppressione in un’Europa di nuovo sotto attacco, nel mondo ormai davvero globale anche una tragedia lontana può rischiare di avvicinarsi tragicamente. Con tutti i paradossi del tempo reale: a mio figlio, che lavora e vive a Berlino, la notizia l’ho data io da Parma leggendo un flash dell’americana Cnn che ancora parlava di un possibile incidente ad un camion… Ma a quel punto una prima e terribile ansia era ovviamente già sopita, sapendolo al sicuro.

Ma quanto può essere stata lunga la notte della mamma parmigiana che quella rassicurante conferma l’ha avuta dopo 8 ore? E che pensieri puoi fare, in quelle condizioni, verso chi deliberatamente ha diretto un camion contro un alberello di natale e soprattutto puntando la gente che vi camminava al fianco? Non riesco neppure ad immaginarla, una notte simile: con le domande private che si mescolano a quelle che ancora una volta (come dopo Nizza, Bruxelles, Parigi…) sono di tutti: ma con che razza di “persone” abbiamo a che fare?

Certo, quello che abbiamo visto ad Aleppo non è meno barbaro. E sono realtà su cui troppo facilmente sorvoliamo senza calcolarne le conseguenze. Abbiamo la fortuna di poterci preoccupare di nebbia, derby, tosse…Perfino di un mediocre ministro che parla degli italiani all’estero come di qualcuno che “è meglio non avere fra i piedi”. La  vivesse lui, una notte come quella della mamma di Parma, questo indegno rappresentante di Stato…

Intanto, le foto notturne della tragedia tedesca mi si mescolano con quelle di due estati fa, quando a pochi metri dal punto della carneficina di ieri sera fotografai un uomo che regalava a bambini di varie etnìe la magìa sempre affascinante delle bolle di sapone. Ecco la differenza fra noi e loro: oggi piangiamo e siamo di nuovo in angoscia, ma sappiamo che torneremo a popolare le strade – anche quella del camion della morte – di bolle di sapone e di vita.