Cinque omicidi in sette mesi. Parma, la città “dolce e liscia color malva” accarezzata da Proust, si trova oggi ancora una volta coperta di sangue, in una sorta di nuovo annus horribilis. C’è davvero di tutto, negli omicidi che hanno insanguinato la cronaca da maggio ad oggi: 

il tunisino massacrato a Basilicagoiano con tremenda crudeltà (le mani staccate e altre sevizie); il femminicidio di via Sidoli; l’uomo abbandonato in strada senza vita in via Gobetti (forse per una lite nata intorno alla droga); ed oggi il doppio assassinio in un contesto di sesso e prostituzione.

Ognuna di queste tragedie potrà ovviamente avere una spiegazione solo da magistrati e giudici. Ma l’insieme di queste bruttissime storie ci dice quanta strada ci sia da fare, anche qui nella nostra “dolce e liscia” Parma per ritrovare la strada di una convivenza civile e serena. Non è compito solo per poliziotti o amministratori di oggi o domani: ma la città che fra pochi mesi andrà alle urne deve elaborare progetti che affrontino anche, se non soprattutto, questi temi. Il dilagare della droga, la incontestabile perdita di controllo di fette di città (è di oggi la documentata inchiesta della Gazzetta sulla zona Pilotta), ma anche una cattiveria che giorno per giorno sembra insinuarsi dentro noi sono macigni da rimuovere, se si vuole tornare ad una città in cui “a misura d’uomo” non suoni come banale luogo comune o nostalgia di tempi andati. E per farlo, c’è davvero bisogno del contributo di tutti.