capaci

La foto scattata al volo dall’auto, con il telefonino dalla carreggiata opposta, è tecnicamente brutta e fa risultare mosso proprio il soggetto principale. Eppure anche solo a vederla così – per una frazione di secondo – mi ha messo i brividi: è la stele di Capaci, uno dei luoghi più bui della nostra storia, come Piazza Fontana, la stazione di Bologna…  E proprio il difetto della foto fa involontariamente risaltare quanto quel luogo sia oggi immerso nella quotidianità di ogni giorno: l’autostrada, la velocità del passaggio, i pensieri e la distrazione degli automobilisti che magari ormai non fanno più caso…

Alle spalle c’è la montagna da dove Brusca innescò con un telecomando quell’orrore da guerra: l’attentato nel quale morì il giudice Falcone con la moglie e la scorta, così come poche settimane dopo sarebbe accaduto con il giudice Borsellino. Capaci è uno svincolo: per l’autostrada e per noi. Lo svincolo fra il cancro che da decenni aggredisce il nostro Paese, strozzando in Sicilia una Terra meravigliosa per natura e per storia, e il coraggio di quelli come Falcone o Borsellino: quelli davvero Capaci, di non rassegnarsi.

Ora, dal computer di Parma, Capaci e la bellissima Sicilia sembrano tornate lontane. Ma sappiamo, perchè ce lo hanno detto le cronache, che alcune cellule di quel cancro sono anche qui. E anche in omaggio a quegli eroi, tocca ad ognuno di noi – anche nelle piccole cose del nostro quotidiano – non chiudere gli occhi.