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La targa è Napoli, il modello parla di anni lontani. Figurerebbe bene, con quel suo allegro colore verde, in una rassegna revival sugli anni Ottanta o in una fiera di Modernariato a quattro ruote. Ma invece quell’auto racconta una storia tragica, che riguarda tutti noi. 

E’ la Citroen Mehari su cui Giancarlo Siani, 26enne coraggioso cronista, venne ucciso ormai 32 anni fa. Due sicari, dieci colpi in testa: l’omicidio rabbioso di un giornalista sempre più scomodo per le sue cronache sugli intrecci fra camorra e politica.

Quella Citroen Mehari farà parte di una installazione denominata Rotonda della Legalità, i cui lavori però vanno a rilento… Ma nel frattempo l’auto non ha smesso di viaggiare: e in questi due giorni è a Parma e Sorbolo, tappe di un viaggio legale attraverso l’Emilia diventata “Aemilia”.

Cgil, Libera e altre associazioni hanno dato vita ad una due giorni intensa e stimolante, che è partita dagli studenti per poi rivolgersi alle istituzioni: sindacati, politica, ed anche giornalismo, proprio nel nome di Siani. Ed è stato importante, ieri pomeriggio all’Edison, metterci tutti insieme sul palco (quasi il lettino di una collettiva seduta psicoanalitica, ha scherzato ma non troppo qualcuno) a confrontarci su Parma provincia di Aemilia (che per chi non lo sapesse è il nome della maxi-inchiesta che ha portato a decine di arresti e ad un imponente processo in pieno svolgimento).

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E su quel palco abbiamo provato a mettere insieme la Parma dei nostri racconti, spesso incipriata o comunque innocua, e quella sotterranea che invece ha provato, e certamente sta provando tuttora, ad iniettare le cellule malate che poi degenerano nel vero e proprio cancro delle mafie, delle camorre e delle ‘ndranghete.

Si è partiti dall’analisi del prefetto Forlani, ed è stato inevitabile ricordare e confrontare l’immagine erroneamente rassicurante di un suo predecessore secondo il quale le mafie a Parma non esistevano (e non parliamo di moltissimi anni fa). Poi i sindacalisti, a rimarcare che quando si allentano od eliminano le tutele e le regole si è proprio creato il terreno più fertile per chi la  concorrenza la concepisce ben fuori da quella del decantato “mercato”.Poi la politica vista dalla presidenza del Consiglio comunale, le iniziative ma anche le fatiche di Libera…E infine, appunto, noi giornalisti: con voci da Parma, Reggio, Piacenza, fino a chi il nome di Siani lo porta avanti nella webradio a lui dedicata.

Proprio per non cadere nelle ipocrisie che abbiamo cercato di escludere dalle nostre parole, è giusto dire che quella che ne è uscita è inevitabilmente solo una sequenza di buone intenzioni. Eppure ha fatto bene mettere sul piatto problemi concreti (la crescente precarietà dei cronisti di oggi, l’effetto omologazione del web dove l’ultimo amore di Belen o un derby di calcio valgono sempre molto più della notizia di tre camorristi arrestati in città; a volte semplicemente la mancanza di coraggio, ma anche del tempo per approfondire e capire): se non altro, la chiacchierata ha portato maggior conoscenza reciproca, e maggior consapevolezza dei limiti del nostro operato. E per questo, alla fine, ringraziando Ciro e Giuseppe abbiamo potuto dire loro che no, il lungo viaggio al nord della Citroen Mehari non è stato tempo perso.

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