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Fuori ci sono ancora l’albero e le luminarie. E nel lunghissimo Natale parmigiano che va oltre l’epifanìa e poi col weekend si spinge anche oltre Sant’Ilario, ieri la città ha potuto scartare uno dei regali più preziosi: una libreria che (ri)nasce. Non una “qualunque”: 

la Voltapagina che ha ufficialmente inaugurato in via Oberdan è la libreria dei soliti noti. Salvo, Carmen, Giovanni: parmigiani sudisti dalla testa dura, dal cuore grande e dalle idee chiare. Ad iniziare dal fatto che una libreria non è solo un esercizio commerciale, ma può e deve essere un luogo di incontro e di dibattito. E uno specchio nel quale guardarci anche quando è scomodo farlo: ad esempio come quando ci si deve confrontare con Parma città di Aemilia e di mafie infiltrate (di venerdì l’ultima notizia sull’arresto a Parma di un boss).

Ecco allora perchè accanto ai libri ci sono i vini o la pasta di Libera, l’associazione antimafia presieduta da don Ciotti. E da ieri anche una copia, scolpita nel sapone, della Mehari di Giancarlo Siani, il cronista anticamorra che su quell’auto fu ucciso. Ed ecco perchè, soprattutto, Voltapagina ha già partorito un calendario fittissimo di presentazioni ed incontri.

Quello inaugurale di ieri è stato affollatissimo, come era prevedibile data la presenza di Massimo Carlotto, autore fra i più seguiti ed amati dal pubblico. Carlotto, per chi non lo sa, è arrivato alla scrittura dopo un controverso e kafkiano caso giudiziario che divise a suo tempo l’opinione pubblica padovana e nazionale. Ed oggi è tra i più felici autori della nostra letteratura, e non solo di genere (noir o thriller che sia quello del momento). Anzi, proprio dalla continua contaminazione Carlotto trae linfa e strumenti per affondare (“Il romanzo è oggi la vera forma di giornalismo d’inchiesta”) nelle cellule malate della corruzione, dello Stato non sempre affidabile, e appunto delle mafie che da tempo hanno colonizzato anche il nordest.

“Il turista” che Carlotto presentava ieri è un godibilissimo thriller, è sì l’analisi coinvolgente della psicopatia dei serial killer, ma ancora una volta è anche il modo per riflettere su ciò che stanno diventando le nostre città: in questo caso una Venezia diversa da quella dei turisti tradizionali e con alcune descrizioni che da sole valgono il prezzo del libro. Con il corollario (o la premessa) di quel dubbioso vagare individuale fra bene e male, e fra regole più o meno ortodosse, che ha già costruito quell’Alligatore che è forse il personaggio più amato dai lettori (e perciò forse a volte anche un po’ ingombrante). Insomma, è Venezia ma potrebbe essere un po’ anche Parma o qualunque altra città; è l’ex commissario Pietro Sambo ma, ancora una volta, siamo un po’ anche noi.

E così, in questa domenica post-natalizia nella settimana del S.Ilario, Parma ha ricevuto un doppio regalo prezioso: la capacità di far riflettere di un libro e un contenitore nel quale i libri si “spaccino”, anche come antidoto all’altro e sempre più esteso spaccio di troppe nostre vie. I tre parmigian-sudisti dalla testa dura ci danno un esempio: ora tocca a noi accompagnarli.