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Quando a fine conferenza stampa al Wopa assessori e consiglieri lo raggiungono per la foto di gruppo, sembra quasi di rivedere la scena di 5 anni fa davanti al Municipio: quella del discorso del neo-sindaco che sognava di “cambiare il mondo”. Come sia cambiato davvero il mondo (di Parma),

lo decideranno fra pochi mesi gli elettori. E nell’attesa la domanda è: può Pizzarotti ripetere l’impresa del 2012?

Il nostro titolo a formula matematica, ovviamente, non risponde al quesito. Ma riassume davvero la formula che, in un senso o nell’altro, deciderà le sorti del potenziale Pizzarotti bis. Ecco perchè, passo per passo:

M5s2012:  La base di partenza è ovviamente quella del 2012: non tanto i 51mila voti del ballottaggio (quando su Pizzarotti si indirizzarono anche i voti “contro” di chi non voleva Bernazzoli), quanto i 17mila che al primo turno gli consentirono di approdare al ballottaggio beffando Ubaldi, Ghiretti e gli altri. Quei voti, ovviamente, andarono sì al candidato Pizzarotti, ma anche e soprattutto al Movimento 5 stelle, già in fortissima ascesa. Un M5s che in seguito, fra elezioni politiche ed europee, ha oscillato a Parma fra i 30mila e i 16mila voti , mentre sorgeva l’astro di Matteo Renzi che però abbiamo appena visto spegnersi nel voto referendario del 4 dicembre.

-BG: A quel potenziale va dunque sottratto l’effetto Beppe Grillo, visto che nel frattempo fra lui e Pizzarotti si è consumato il divorzio. Che ci sia o no un candidato “ortodosso” del Movimento (di questo parleremo nei prossimi giorni), va comunque ipotizzato che anche a Parma una parte dei Cinquestelle di allora non abbia gradito lo strappo pizzarottiano. Certo: se le Comunali finissero abbinate a un’elezione politica il rischio sarebbe maggiore, mentre per quanto si è visto in Consiglio comunale le perdite dovute alle incomprensioni con Grillo & C. sono state molto limitate. Ma anche questa è un’incognita, che influirebbe in negativo per i pizzarottiani.

+EP: Che perda o no voti grillini “ortodossi”, Pizzarotti sa che probabilmente l’asticella per arrivare al ballottaggio si alzerà, rispetto al 19% e ai 17mila voti che gli furono sufficienti 5 anni fa. E qui diventerà determinante la somma con i voti conquistati nei 5 anni di amministrazione, che la sigla EP sintetizza come Effetto Parma, l’hashtag ormai ricorrente nei social-messaggi del sindaco e che potrebbe essere anche il nome della lista. Abbiamo parlato di “somma”, ma in realtà sarà una somma algebrica, perchè l’Effetto Parma (cioè le scelte compiute in questi 5 anni) possono avere conquistato al sindaco nuovi lettori ma possono avergli fatti perdere alcuni elettori di allora. Il racconto di questi 5 anni da simpatizzanti o critici è troppo diverso  per apparire oggettivo: il “Non ha fatto niente e quando ha fatto ha sbagliato” e il “Parma è rinata ed è un modello nazionale” sono rispettivamente e diversamente esagerati. La reale misura nei giudizi, ancora una volta, la potranno fissare solo gli elettori. Intanto i social, come dicevamo ieri, gli accreditano una grande popolarità: 145mila visualizzazioni del video della ricandidatura sono tantissime, ma occorrerà capire in che percentuale si tradurranno in voti parmigiani a favore. Paradossalmente, sono  numeri che confermano come Pizzarotti avrebbe potuto essere un’ottima risorsa elettorale per il M5s anche come candidato in una eventuale elezione politica. Ma lo strappo rischia di togliere potenziale sia al movimento (che a Parma oggi appare molto più debole) che a lui: staremo a vedere.

=FP2017: Com’è cambiato, cinque anni dopo? Ascoltato ieri al Wopa, PIzzarotti rimane l’accattivante comunicatore di allora. Ed è sicuramente più sicuro di sè: con però il rischio, peraltro rinfacciatogli quasi subito dalle opposizioni in Consiglio, di essere troppo sicuro di sè. Errori, di inesperienza o di troppa sicurezza, in 5 anni ce ne sono stati certamente diversi. Ma il grande vantaggio che sempre ha un sindaco uscente è che la sua immagine elettorale resta legata nella percezione della gente soprattutto agli ultimi mesi di mandato: pensate, nel bene e nel male,che cosa accadde a Lavagetto (righe blu e ispezioni Coges che imbestialirono gli elettori) e a Ubaldi (un 2002 di inaugurazioni e concreti miglioramenti della città che lo spinsero alla vittoria al primo turno). E il Pizzarotti 2017 sembra conscio di questo.

Però, per quanto coeso appaia il suo gruppo (ieri erano presenti anche assessori che non saranno nella prossima squadra), ora si tratta di pedalare senza lo squadrone a 5 stelle  di 5 anni fa. E poi, paradossalmente, il giovane candidato che 5 anni fa venne dal nulla e fece sembrare vecchi tutti i concorrenti già immersi in anni di politica (Bernazzoli, Ubaldi, Ghiretti) potrebbe apparire il “vecchio” del 2017, rispetto a competitors di provenienza non politica. “Incollato alla poltrona” è stata infatti una delle prime critiche: e in tempi di rivoluzione politica e di pensiero, capire come la penseranno gli elettori non è facile. (PS- Ovviamente il discorso è tutto politico e quindi non tiene conto dell’eventuale effetto di inchieste giudiziarie in corso, tipo alluvione).

Ma allora, può rivincere? Certamente sì, e per molti è proprio lui il vero favorito.  Ma in queste incerte Comunali 2017 anche altri 3 candidati possono vincere. Come continueremo a vedere nei prossimi giorni.

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VIAGGIO NELLE ELEZIONI:

  1. Bella sfida. E speriamo sfida bella