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Pensavo di dedicare al Pd l’ultima puntata del mio piccolo viaggio nelle elezioni di Parma 2017. Ma come non restare “ammirati” di fronte all’ennesima sequenza di una saga autolesionistica che tiene il cartellone da ormai 20 anni…? Ascoltate bene: 

A Parma c’è un partito (oggi Pd: ha fatto tempo anche a cambiare nome più di una volta) che dal 1998 è implacabilmente lasciato fuori dalla stanza del Municipio nella quale per quasi mezzo secolo non si muoveva foglia che il Pci non volesse, anche quando l’alleato Psi divenne un po’ meno malleabile e remissivo. Oggi quel partito sta cercando, magari in modo un po’ confuso come diremo fra poco, di evitare la quinta (!) sconfitta consecutiva, dopo una serie infinita di autogol, rigori sbagliati a porta vuota e sfide perse contro squadre di serie B…

Ovviamente, anche per l’attenzione che la stampa nazionale spesso riserva a Parma, una vittoria dopo 20 anni sarebbe importante anche a livello regionale, per un partito che deve fare i conti con una Emilia sempre meno rossa anche nelle roccaforti tradizionali. Bene: che cosa ti va allora a inventare il sindaco Pd della città emiliana più importante, ovvero il capolouogo Bologna? Ebbene sì: Virginio Merola si esibisce in un applauso a scena aperta a Federico Pizzarotti (con tempismo perfetto: il sindaco uscente si è appena ricandidato ponendosi quindi come primo rivale per le speranze Pd) e lo “arruola” per il futuro Ulivo, o centrosinistra allargato che dir si voglia.

Come si diceva: “Non sappia la destra ciò che fa la sinistra”…? No: qui è “non sappia il centrosinistra ciò che fa lo stesso centrosinistra”…  Come se a Parma non ci fossero già divisioni e problemi a sufficienza.

Così, mentre Pizzarotti saggiamente incassa e sorride, il Pd parmigiano deve fare i conti anche con le sponsorizzazioni da fuoco amico verso un avversario già molto forte (come abbiamo cercato di spiegare ieri in dettaglio: leggi perchè Pizzarotti può rivincere), così  come in lizza ce ne sono altri. E il tutto si sovrappone a primarie nelle quali per ora sembra regnare soprattutto la confusione: la sinistra di Samuele se ne è andata prima di iniziare; Alimadi rischia di vincere con voti che poi non sempre potrebbero essere replicati alle elezioni;  il passo indietro di Dall’Olio può essere sì un contributo alla “sintesi prima o poi necessaria per arrivare a un candidato”, ma poichè Scarpa era già in lizza non si capisce bene perchè ci siano state prima la candidatura e poi la rinuncia del capogruppo in Comune. Il quale, oggi su Parmadaily, “demolisce” Costi come “epigono della Parma da bere di Vignali”: che non è proprio una bella etichetta per uno che a sua volta potrebbe vincere ed essere quindi il candidato “di tutti”. Quindi, Scarpa-Costi-Alimadi: per il Pd o solo per un pezzo del Pd?

Già, perchè alla fine – gira e rigira – il nodo è proprio qui. Primarie o non primarie, Merola o non Merola, il problema è uno solo: riunire intorno al candidato, chiunque sia, il consenso di tutto il partito e ovviamente della base degli elettori. Quella base, per capirci, che nel 2014 diede al Pd oltre 42mila voti e la platonica maggioranza assoluta in città. Certo, quelle europee e quel trionfo di Renzi sono oggi lontani anni-luce: ma è evidente che con un Pd davvero coeso intorno a un nome accattivante non ce ne sarebbe numericamente per nessuno. Peccato, però, che da Roma (vero Prodi? vero Letta? vero Renzi? vero D’Alema? vero Bersani?) a Parma, un Pd coeso non sia mai stato avvistato in natura (oggi Merola elogia Pizzarotti, anni fa l’allora ministro Letta avrebbe preso nel governo Ubaldi…). E allora, se i big parmigiani non si inventeranno una robusta sterzata sotto forma di rapido patto “tutti per uno”, il rischio della Quinta sinfonia perdente si farà concretissimo. E a Parma PD diventerà davvero sinonimo di Partito Decoubertin, per il quale come noto l’importante non è vincere: bensì, soprattutto, non far vincere il “compagno” sbagliato…

PS – E poi, a parte tutti i discorsi sulle primarie (che Rutigliano aveva lucidamente indicato con largo anticipo) e a parte quindi la scelta del candidato, è possibile che a 19 anni dall’ultimo sindaco di centrosinistra il Pd di Parma – a gennaio – non abbia ancora saputo pubblicare un vero,  concreto e dettagliato Programma per Parma, a disposizione di tutti i cittadini e a cui qualunque candidato avrebbe poi dovuto inchinarsi???

VIAGGIO NELLE ELEZIONI:

  1. Bella sfida. E speriamo sfida bella
  2. Perchè Pizzarotti può rivincere