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Non è mai accaduto che una lista civica abbia vinto le elezioni comunali di Parma. No, non ricordo male: l’Elvio Ubaldi che citiamo sempre – e correttamente – come alfiere del civismo 

fu in realtà sconfitto quando (1994) si presentò con la sua sola lista civica di Civiltà parmigiana, finendo terzo e quindi fuori dal ballottaggio Lavagetto-Busani. Ubaldi ebbe semmai l’intuizione, 4 anni dopo,  di poter connotare come civica una coalizione che però comprendeva allora anche la berlusconiana Forza Italia (e qui ebbe il merito di tenerne sempre a bada le invasioni di campo, diversamente da quanto poi accadde col suo successore) e i centristi di Casini. Ma da vero e solo civico (e comunque già parliamo di chi per anni aveva militato nella Dc e aveva ricoperto il ruolo di vicesindaco negli anni 1985-89), l’Ubaldi del ’94 non andò oltre 16mila voti e 16% di percentuale.

Allora, in teoria, la prime domande da rivolgere a Luigi Alfieri dovrebbero essere nell’ordine “Chi te l’ha fatto fare?” e “Come pensi di riuscire dove nessuno è mai riuscito compreso Elvio Ubaldi?”. Ma in realtà sono due domande che Alfieri, che conosce come pochissimi altri la storia politica di questa città (basterebbe leggere il libro che anticipò l’ascesa di sindaci della provincia come Vicini e Bernazzoli), si è già posto e alle quali ha evidentemente dato risposta. Perchè nelle chiacchierate che mi sono capitate con l’ex collega in questi mesi almeno di una cosa sono certo: in campo, lui c’è per vincere e non per onor di firma.

La foto che correda l’articolo l’ho scattata sabato alla presentazione al San Marco di Pontetaro. E raramente capita di vedere un incontro politico così affollato, anche quando ci sono dietro partiti ben strutturati. Certo: la presenza di un paio di centinaia di persone a un incontro non garantisce le migliaia e migliaia di voti necessari per il ballottaggio, ma da San Leonardo (camminata per la sicurezza) a San Marco (presentazione ufficiale della candidatura) la partecipazione e l’interesse sono palesi. E se io fossi uno dei candidati non farei l’errore, che invece mi sembra di aver riscontrato da più parti, di sottovalutare quello che in teoria è l’outsider di queste elezioni.

Ma quali sono i punti di forza e di debolezza di Alfieri? Il primo punto a suo favore, quello capace di conquistargli consensi trasversali e al di fuori delle appartenenze di partito, è ovviamente la sicurezza. A parte la Lega, che ne fa da anni un cavallo di battaglia, Alfieri è stato il primo a mettere al centro dell’agenda un tema che, seppur con sfumature diverse, tocca e infastidisce quasi tutti i parmigiani. E tuttora gli altri candidati (sempre a parte la Lega, che però rischia di avere un approccio al tema a volte eccessivo e venato di xenofobia) maneggiano la questione sicurezza come una sorta di tabù, da citare ma senza calcare troppo la mano: e questo è un aspetto che nelle urne potrebbe pesare più di quanto molti non pensino.

Secondo punto a favore: se l’approccio alla questione sicurezza è stato da giornalista (Alfieri è stato caporedattore in Gazzetta, e tutto è nato da un furto sventato nella sua abitazione), quello al tema elezioni è da storico (é l’autore di una vendutissima Storia di Parma) fin dall’instant book che ha di fato sancito la nascita di “Parma non ha paura”. Con un corredo culturale che precede la proposta politica e che potrebbe avere un suo peso quando ci saranno i confronti tv nei quali ovviamente Alfieri avrà dalla sua anche l’arma di chi nella comunicazione lavora da decenni.

Ma ci sono due possibili punti anche a sfavore, oltre alla già citata mancanza di strutture partitiche alle sue spalle. Il primo è l’assenza di esperienze specifiche amministrative: è stata una delle critiche al Pizzarotti di questi anni, e quindi è da vedere se i parmigiani vorranno ripetere la scelta di un debuttante (e il paradosso è che proprio Pizzarotti rischia quest’anno di essere il candidato più “esperto” di Municipio, vista la rinuncia di Dall’Olio). La seconda, anche in epoca in cui Destra e Sinistra sembrano parole vuote, è la collocazione politica che gli elettori gli daranno, e che potrebbe essere condizionata dalla provenienza da una Gazzetta che a Parma, da sempre, ispira un insieme di amore/contrarietà dal punto di vista politico (come so bene anch’io dopo decenni di dibattiti reali o virtuali).

A giudicare dalla sala del San Marco, Alfieri sta già lavorando su entrambi i fronti. La presenza di Gabriele Ferrari (e c’era anche l’ex assessore Lasagna) può garantire alla squadra l’esperienza della macchina politica che il candidato non ha direttamente; e quella di Fabrizia Dalcò (che il Tg Parma ha indicato come possibile vicesindaca) indica che l’attenzione a un elettorato trasversale non si limita alla foto del profilo FB che lo ritrae giovanissimo cronista al seguito di Sandro Pertini.

Morale: l’outsider non è lì per fare presenza e per poi scansarsi di fronte a centrosinistra, Pizzarotti o altri ancora. Da qui a vincere, però, c’è sicuramente di mezzo una salita dolomitica: ma Alfieri le Dolomiti le frequenta da sempre…

Ps – Poichè alla fine vincerà uno solo, c’è ovviamente la possibilità che tutto il lavoro di questi mesi non basti ad Alfieri per diventare sindaco, e magari neppure ad arrivare al ballottaggio (come ho già detto ci sono 4 candidati in grado di farlo). Ma proprio in caso di ballottaggio, un movimento come “Parma non ha paura” potrebbe avere un peso importante su uno dei due piatti della bilancia. Proprio come – ecco la Storia che ritorna – in quel 1994 gli elettori del civico Ubaldi contribuirono a decretare il successo di Lavagetto e la sconfitta di quell’Angelo Busani che contro Ubaldi si era scagliato in uno “storico” dibattito a Tv Parma.

VIAGGIO NELLE ELEZIONI:

  1. Bella sfida. E speriamo sfida bella
  2. Perchè Pizzarotti può rivincere
  3. PD: Partito Decoubertiniano (L’importante è non vincere)?