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Ho grandissimo rispetto per i parmigiani, e soprattutto le parmigiane, che sui social o altrove hanno acceso un dibattito e hanno espresso dubbi sull’utilità della fiaccolata di domenica o di iniziative simili, come i cortei antiviolenza o quello parallelo dei Maschi che si immischiano. E capisco benissimo le ragazze e le donne che di fronte al sangue versato (3 femminicidi in 4 mesi e 5 persone morte) chiedono rimedi più concreti. Hanno perfettamente ragione. Però, 

se da una parte occorre sicuramente intervenire su leggi, pene e misure di prevenzione (quelle sullo stalking degli ex sono ancora insufficienti) dall’altra si deve sapere che neppure questo basterebbe: si uccide anche dove c’è la pena di morte, e qui a Parma abbiamo visto come la minaccia del carcere a vita non abbia impedito il sequestro e l’uccisione di un bimbo di 18 mesi o tanti altri omicidi, di donne e di uomini.

Sì, è giustissimo chiedere a politica e magistratura una diversa incisività. Ma non arriveremo  mai a capo della violenza sulle donne se non proveremo anche a cambiare radicalmente (a scaravoltare, per dirla con un dialettismo qui adattissimo) una cultura che da decenni e decenni è radicata nel profondo. Anzi due culture: quella della penalizzazione della donna e quella della violenza in genere, che spesso è la madre della violenza “di” genere.

La prima la dobbiamo cambiare insieme: ho visto commenti femminili più severi per la “inutile” fiaccolata che non per un locale pieno per Rocco Siffredi o per i tristi spogliarelli con pubblico femminile delle serate dell’8 marzo. Che le donne siamo le vittime – non solo in senso tragico – di una impostazione maschilista della nostra società e della nostra città è indiscutibile, ma che talvolta ci debba essere un loro diverso apporto per scardinare questo squilibrio di ruoli è forse tema da affrontare a sua volta senza ipocrisie (provo a dirlo con una domanda senza nessun intento polemico: a quando, ad esempio, l’abolizione dei concorsi di bellezza o dei casting di veline per mancanza di iscrizioni?). E a proposito di evitare ipocrisie, ovviamente, qui mi voglio prendere anche tutte le mie colpe di giornalista del web: dove, anche con la complicità di chi il web lo legge, uno spacco di Belen vale 10 inchieste sulle infiltrazioni delle mafie nelle nostre terre…

Ma subito mi affretto ad aggiungere che al 99% il problema è proprio di noi uomini. Noi che non sappiamo accettare un  no. Noi che non ci rassegniamo alla fine di una storia. Noi che ricorriamo alla violenza, a volte fino all’epilogo più tragico (ma anche, tante altre volte, con conseguenze che non fanno notizia ma fanno malissimo in tutti i sensi).  Noi che violenti lo siamo diventati anche con le parole: come ci “insegna” ogni giorno facebook anche nella più banale delle discussioni (quanti insulti, domenica, per un calciatore che per troppa irruenza ha “rovinato” la vittoria del Parma…).

E anche qui, di nuovo, una fiaccolata o un corteo possono sembrare inutili, e in parte lo sono davvero. Ma se dopo quello del 25 novembre e quello di domenica sera ci sono scuole che hanno scelto di discutere del tema anche in questa prospettiva maschile, se nuovi incontri e nuove iniziative stanno nascendo, vuole anche dire che qualcosa sta iniziando a muoversi. Se riusciremo (tutti insieme: non un piccolo gruppo o una associazione) a diffondere gli indirizzi di chi anche a Parma lavora su uomini violenti, a convincere l’amico in difficoltà a rivolgersi a questi centri come faremmo per amici tossicodipendenti o alcolisti, se smetteremo di restare indifferenti di fronte a una coppia di amici in crisi rischiosa, se non resteremo in silenzio di fronte a una frase sbagliata, a un amore concepito come possesso, a chi si sente finito “solo” perchè una sua storia è finita…ecco: allora avremo fatto un passo avanti non inutile. Solo un passo, che forse non impedirà subito altre tragedie (anche se naturalmente speriamo di non doverne raccontare mai più) ma che seminerà per avere a Parma solo ragazzi e uomini capaci di amare e di rispettare una donna, senza prevaricazioni di alcun tipo.

Ecco a che cosa può servire una fiaccolata. Nelle strade e sul web, che è oggi la strada più affollata e a volte la più inquinata.

(Ps – Su un tema così serio voglio ripetere quello che ho già scritto su Facebook: forse occorrerebbe a tutti noi qualche dubbio in più e qualche certezza da social in meno. Io certamente non ho risposte o ricette, e anche le cose scritte qui sopra sono rimesse alla discussione con gli altri. L’unica cosa che so fare è fare domande. Prima di tutto a me stesso).