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Vista e rivista, la condivido quasi meccanicamente come Facebook talvolta induce a fare. Per me era finita lì: invece ecco una, un’altra e poi decine e decine di condivisioni. Ma com’è possibile? 

Che cos’hanno a spartire Don Camillo e Peppone, personaggi di un’Italia datata e ormai lontanissima, con i tempi i ritmi e i contenuti di Facebook? Che spazio possono sperare di avere in questo social-pantano di insulti, di turpiloquio e soprattutto di assoluto disinteresse per opinioni diverse da quelle che abbiamo appena urlato?

Forse, ancora una volta, le verità semplici prevalgono anche sulle analisi degli intellettuali più raffinati, a volte pure troppo. Il web e i social, esattamente come a suo tempo la tv sono quello che ci si mette dentro: certo, ogni medium è messaggio (ci insegnò McLuhan) e si presta più a certi che ad altri. Nè la quantità di condivisioni e Like è indice di qualità o intelligenza: anzi a volte è l’esatto contrario.

Ma se la maestra Cristina, fedele alla bandiera monarchica anche in punto di morte, riesce a mettere d’accordo Don Camillo e Peppone; e se il sindaco rende omaggio a quella fede non condivisa, infischiandosene della scontata contrarietà del suo stesso partito, la lezione è che le piccole storie del Grande Fiume hanno ancora tanto tanto da insegnarci, comunque la si pensi sulle idee di quello che l’Unità – sbagliandosi di grosso – liquidò nel 1968 con un “E’ morto lo scrittore mai nato”. La realtà è che, perfino ai tempi e nel caos di Facebook, Guareschi è semmai uno scrittore mai morto.

E a Parma dovremmo studiarlo, in tutti i suoi aspetti e discutendone le eventuali contraddizioni, molto più a fondo. Ma questa è un’altra storia che riprenderemo; oggi,se non lo avete o anche se l’avete già fatto, godetevi questa splendida scena: clicca qui per il video.