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Due luoghi, due culture e due mondi diversissimi. Eppure ieri, a metterli insieme, non è stata solo una coincidenza di calendario…

Ore 16, stadio Tardini. Il giorno del Museo del Parma calcio: il Museo Ernesto Ceresini. Con la foto del presidentissimo (by Claudio Carra, spareggio di Vicenza 1979) che ti accoglie con quel sorriso in cui l’apparenza burbera del geom. Ernesto sapeva sciogliersi. Come appunto in quella bellissima foto che ha il sapore della serie B, massimo sogno di allora e promessa mantenuta da Ceresini dopo qualche anno di sacrifici e tentativi non riusciti. E alla fine del percorso il museo ti spalanca, come in un’Isola del tesoro, lo scintillìo di coppe e trionfi internazionali allora (e anche oggi) quasi impensabili.

Ore 20, teatro Regio. La sera di Riccardo Muti e Arturo Toscanini, virtualmente e magicamente insieme sul palco insieme al bravissimo Harvey Sachs, per spiegare il perdurare (magico a sua volta) di una lezione di musica e di rigore che suona ancora ad esempio per i principali direttori d’orchestra del terzo millennio. In tutto il mondo.

Due mondi diversissimi davvero, anche se un giorno il popolo del Tardini davanti a un centrocampista che era arrivato a dirigere magistralmente il gioco crociato lo ribattezzò proprio “Toscanini” (Fausto Daolio, da Guastalla, scuola Milan). Eppure, in campi quanto mai lontani, il sabato parmigiano ha regalato la possibilità di toccare con mano dove sa spingersi la nostra terra quando i talenti sono sorretti – e non sempre è così – da un retroterra di serietà e rigore che poco concede al virus nostrano dell’apparenza.

Una doppia lezione parmigiana (bello  anche come sono state studiate le rispettive celebrazioni di ieri), che dovrebbe farci sentire orgogliosi ma soprattutto e umilmente desiderosi di studiare quegli esempi. E di farne tesoro per costruire, ognuno nel suo piccolo o grande ruolo, una Parma capace un giorno di suscitare altri orgogli.

Un weekend parmigiano/2Il blocco