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Sì: è un po’ mossa la prima foto che ho scattato con il telefonino. Ma è anche quella che rende meglio l’idea della piccola vincente rivoluzione che per due settimane abita per un mese il Wopa del quartiere Pasubio-San Leonardo. Sì, perchè ogni gruppo di ragazzi che arriva sul palco 

è come un piccolo formicaio che si sposta compatto e al quale le altre “formiche” lasciano spazio per seguire con grande attenzione, in attesa di proporre il proprio lavoro. Così ci sono momenti di rapidissimi spostamenti: e poi, quando partono i video, le foto e le parole tutto si zittisce (come non sempre avviene fra i teenager…). Con la partecipazione molto concreta e convinta dei loro insegnanti.

Vivere, anche solo a colpi di mezzore, questa iniziativa che già avevo sperimentato di persona lo scorso anno, è come tuffarsi in una limpidissima pozza d’acqua, nella città in cui contemporaneamente altri ragazzi fanno notizia per la droga a scuola, per un po’ troppo casino a ridosso del Battistero, per alcuni episodi di cronaca nera…E’ l’eterna contraddizione e impossibilità di catalogare che accompagna ogni generazione di ragazzi.

Con una costante, però: se li si chiama ad un progetto concreto, con loro anzichè “su” loro, e ovviamente con la necessaria credibilità per farlo (come nel caso di Forum Solidarietà), i ragazzi hanno sempre quel limpido tocco in più che arricchisce tutti. Come nel discorso sulle mafie infiltrate anche da noi: si parte pensando magari che l’inchiesta Aemilia sia quella su Fabrizio Corona…ma poi si studia davvero, e si arriva alla geniale intuizione di uno slogan che dovremmo tutti fare nostro: Spajot Aemilia !