varesi-corano

C’è una nebbia invocata nella Bassa come una grazia, perchè coccola quell’eccellenza gastronomica che è il culatello.  E c’è una nebbia di città, che allo stesso modo sta maturando di anno in anno un’eccellenza della nuova Officina parmigiana: Valerio Varesi. Il suo ultimo libro

“Il commissario Soneri e la legge del Corano” è sicuramente uno dei più compiuti lavori dello scrittore torinese-parmigiano-bolognese, che in realtà già da anni ha dato specificità e spessore al suo commissario, approdato anche ad una felice versione televisiva con le sembianze di Luca Barbareschi. Un libro parmigianissimo eppure capace di esprimere inquietudine e dubbi che oggi, senza esagerare, sono di tutto il Paese, di tutta l’Europa e di tutto l’Occidente.

La nebbia, infatti, non è solo la suggestiva cornice  cara a Soneri e alla città stessa (“per Parma è come il grana sui tortelli”): è la nebbia di un terzo millennio sempre più babelico, senza più i punti di riferimento che ci hanno accompagnati e rassicurati, forse fin troppo, per decenni. Ne è simbolo il quartiere San Leonardo: già perchè lo scrittore Varesi è accompagnato e rafforzato, e mai il contrario, dall’ottimo cronista Varesi. E così, parallelamente all’avvincente e universale trama, il lettore parmigiano ha di che riflettere – e preoccuparsi – per una aderentissima riflessione sulla città, al di là della storia frutto della fantasia dell’autore.

Romanzo e realtà, quindi, si mescolano e si nascondono a vicenda: come nella nebbia, appunto, fino al fotogramma conclusivo, che naturalmente vi lasciamo il gusto di scoprire. Le fette di città fuori controllo, il dilagare dello spaccio, il difficilissimo dialogo con i nuovi arrivati e con l’islamismo a sua volta ricco di sfumature e differenze al suo interno, i dubbi sul volto che potrà avere Parma (come tante altre città) se le tendenze demografiche rimarranno quelle attuali… E, allo stesso tempo, il balbettìo della politica, con una sinistra quasi assente ed una destra che riscopre – quasi non avessimo già vissuto quella tragica esperienza – voglie di fascismo.

Sì, è un ottimo libro, da consigliare a tutti gli amanti dei romanzi di Soneri/Varesi, a chi non ha ancora scoperto questa nebbiosa e feconda declinazione del giallo, a chi ama il nostro Appennino (specie se, come me, ha una fetta di cuore dalle parti di Tizzano) e in genere a tutti i parmigiani. Fra i quali, se posso permettermi, una immediata lettura raccomanderei a tutti i candidati sindaco, che vi troveranno spunti intelligentissimi e non solo romanzeschi sulla Parma da progettare.