cristina-quintavalla

“L’ 8 marzo aderiamo tutte allo sciopero globale delle donne! Donne in sciopero, dentro e fuori le mura domestiche”. Parola di Cristina Quintavalla, di cui potranno piacere o non piacere le idee, ma di cui certo non si può discutere (e non ammirare) la decennale genuina passione politica e civile. Questa volta, 

la Quintavalla aderisce e rilancia la proposta – una provocazione concretissima –  di uno stop alle attività, tutte le attività, di tutte le donne in occasione della Festa dell’8 marzo.

La motivazione sta girando da qualche tempo sul web, e così la riassume Bia Sarasini (giornalista femminista), nelle parole riprese dalla stessa Quintavalla:  “Sarà un gran giorno, l’8 marzo 2017. Sulla base dello slogan “Se la mia vita non vale, io sciopero” in ben 23 paesi, compreso il nostro, è indetto un “sciopero delle donne”. Uno sciopero che non è solo simbolico, ma reale. L’obiettivo è fermare tutto, bloccare il Paese.
In Italia e non solo. Di questo hanno parlato le duemila donne riunite in assemblea a Bologna, lo scorso weekend, convocate da non UnaDiMeno, il coordinamento di collettivi e organizzazioni che già il 26 novembre ha portato almeno 400.000 donne a manifestare a Roma contro la violenza maschile. Ma ci saranno ben 22 paesi in sciopero, l’8 marzo. Tutto parte dall’Argentina, ultimi ad aderire gli Stati Uniti, sulla spinta della “Women’s March on Washington” del 26 gennaio scorso. Un appassionato confronto, a Bologna, sui temi della violenza contro le donne, si è preparato il piano-antiviolenza, e sui temi dello sciopero”.

Il tema, come noto, è purtroppo attualissimo anche a Parma, una delle città con il maggior numero di femminicidi e con molti altri casi di violenza contro le donne. E’ un tema nel quale le donne non vanno lasciate sole, che è poi anche uno dei motivi per i quali è nato a Parma il gruppo Maschi che si immischiano. E che Cristina Quintavalla sia in prima fila in questa nuova battaglia non può stupire: come dicevamo all’inizio, Parma registra da più di 40 anni (cioè dai tempi della denuncia dello “scandalo urbanistico” di Parma negli anni ’70) questo impegno, sicuramente di parte ma senza finalità di potere o vantaggi personali. E forse, oltre a seguire con molta attenzione questa nuova battaglia che riguarda tutte e tutti, è arrivato il momento di suggerire questo nome a chi, il prossimo anno, dovrà attribuire gli attestati del Sant’Ilario.

Foto tratta dal profilo Facebook