Il progetto: una web-storia a puntate della città negli ultimi decenni

Innanzitutto una doppia spiegazione sul titolo. La “s” iniziale sarebbe in realtà minuscola: dello storico non ho né la pignola e doverosa precisione né la pazienza; quindi da subito mi metto a disposizione di chi mi segnalerà imprecisioni o punti da rettificare. Anche se ovviamente spero e credo che questa cronaca in buona fede sia anche precisa e aderente alla realtà.

E poi la parola è al plurale: ho ormai imparato, riordinando archivi e scatoloni colmi di ritagli, che alla lunga il racconto di una città svela l’importanza non solo di chi ha avuto ruoli importanti magari non sempre onorati, ma anche di persone apparentemente più semplici. Chi non è mai assurto a “personaggio”, ma appunto come persona ha lasciato a volte tracce e storie più vere e durature di altri, finiti più spesso sotto i riflettori.

L’idea è quella di partire dal “nuovo” millennio, per poi tornare a ritroso negli anni ’90, ’80… Ma a sua volta il Duemila che è in corso è stato segnato da un evento che ha stravolto l’assetto della città e quasi un’intera classe dirigente: il crac Parmalat. Ecco perchè, per ora, gli anni 2000-2003 saranno solo accennati a grandi linee, prima di ricomprenderli in futuro nell’analisi degli anni del primo mandato del sindaco Ubaldi (1998-2002).

ANTEPRIMA: Quel lontanissimo Duemila

Ve la ricordate la notte del Duemila? Con le sue speranze, con il cielo di Parma impazzito per fuochi e botti, con le paure per il “Millennium Bug”: il baco che avrebbe potuto fermare i terminali e settori importantissimi della nostra civiltà ormai globale, dai sistemi finanziari alle centrali nucleari ai trasporti.

Non fu così e quella notte tutto filò liscio. Ma forse quel baco (proiezione aggiornata delle paure del “Mille e non più mille” che aveva angustiato gli uomini del Medioevo) era il presagio di altri e più mostruosi incubi, che avrebbero ben presto e davvero stroncato l’ingenua innocenza di chi nel nuovo Millennio vedeva invece un’utopistica nuova frontiera. A livello mondiale sarebbero arrivati dopo soli 21 mesi il terrore e l’orrore in diretta planetaria delle Torri Gemelle. E Parma non sarebbe stata più la stessa dal 2003 quando nei giorni del Natale, dopo un’escalation di voci e notizie di crisi economica, sarebbe deflagrata la vicenda Parmalat con la veste di crac del secolo: fino all’arresto di Calisto Tanzi e al terremoto sul mondo legato al “Cavaliere” di Collecchio.

Ecco perché oggi sembrano passati molti più dei 17 anni che dalla notte del Duemila in effetti ci separano. Il mondo e Parma sono cambiati con una velocità inedita e con un effetto paragonabile forse solo a quello delle Guerre Mondiali e poi della bomba atomica. Ed ecco perché la vera storia di Parma del terzo millennio inizia in realtà da quel clamoroso e spiazzante dicembre 2003, nel quale Parma si ritrovò – nuda – sulle prime pagine di tutto il mondo: da lì dunque partiremo la prossima settimana.

Il Duemila delle speranze

Ma prima, anche solo come rapida carrellata, è giusto inquadrare bene quel Duemila che nacque carico di speranze ma anche di apprensioni. A partire proprio da quella notte, che dunque non fu “bacata” e che le cronache raccontarono come il simbolico prologo di una Parma multietnica ma non ancora intimorita da questo: anzi Wsim, terzo figlio di una coppia tunisina da 6 anni in città e primo nato parmigiano del nuovo millennio, poteva sembrare il frutto di una integrazione possibile e pacifica. Mentre un altro straniero in arrivo (il giapponese Hidetoshi Nakata) era in realtà un immigrato di lusso, acquistato dal Parma calcio per nuove stagioni di successi e per allargare ancora l’immagine mondiale del marchio Parmalat.

Del resto, a Parma erano quelli gli anni più solidi del sindaco Ubaldi. Il giovanissimo Elvio era stato protagonista Dc nell’opposizione alle giunte socialcomuniste, poi vicesindaco di Lauro Grossi nel primo governo pentapartito con il Pci all’opposizione, poi ancora combattivo ma perdente candidato sindaco “civico” nel 1994, che lo vide stretto tra la forza della sinistra del notaio Lavagetto e quella emergente della Forza Italia qui rappresentata da Angelo Busani. Ma poi, nel 1998, il capolavoro della maturità politica: ancora il civismo come bandiera (la stessa sigla “Civiltà parmigiana” del ’94), dietro la quale poter annacquare agli occhi dei parmigiani il partito di Berlusconi, che da solo non poteva farcela come si era visto con Busani. E quel secondo tentativo, complice la ribellione (o per alcuni il “tradimento”) di Mario Tommasini mise in scacco il sindaco uscente Lavagetto e ricacciò la sinistra all’opposizione: quell’opposizione dove ancora si trova…

Nel 2000 Ubaldi era nel pieno del suo primo mandato, e il dinamismo della sua “Città cantiere” – non ancora inficiato dalla grandeur che avrebbe macchiato gli anni successivi alla riconferma del 2002 – stava conquistando la gran parte de parmigiani, compresi gli esponenti dell’opposizione seppure ovviamente a denti stretti. Era quindi una città in piena stabilità politica, in salute economica e con ambizioni simbolicamente incarnate da quella squadra di calcio che, a nome Parmalat, aveva chiuso il millennio vincendo a Mosca una fantastica Coppa Uefa, la seconda più importante competizione calcistica europea. Parallelamente la città si era potuta cullare nel riconoscimento di “Capitale” italiana della Qualità della vita, tre soli giorni prima della fine del millennio: “Capitale”, per una volta, non per presuntuosa autoaffermazione, ma per verdetto del Sole 24 ore nella superclassifica del decennio della sua indagine sui parametri del buon vivere.

E mentre il mondo intorno perdeva e acquisiva protagonisti (moriva Craxi, si insediava Putin) la Parma dell’anno 2000 sembrava dunque proiettata verso nuove conquiste: quasi un destino “divino”, nella mentalità ambiziosa ma spesso presuntuosa di noi parmigiani. Una convinzione difficile da scalfire, quasi simboleggiata e fermata da uno dei fotogrammi più emozionanti e noti della storia calcistica della città: 9 gennaio 2000, all’ora di pranzo, un epico pareggio del Parma in 9 contro gli 11 della “odiata” Juventus, con il gol allo scadere di Crespo che fa esplodere di gioia lo stadio Tardini…. Anche se presto sarebbero arrivati anche alcuni presagi negativi in quell’inizio di millennio: una strage sui binari a Solignano con 5 ferrovieri morti nello scontro fra due treni merci sulla eterna incompiuta Pontremolese; la morte di un poeta, importante e dolcissimo come Attilio Bertolucci; la piena del Po con 10mila sfollati nella nostra Bassa…

2001: dalle celebrazioni Verdiane a quell’11 settembre che paralizzò il mondo

Ma già bussava alle porte un’altra grande opportunità: il 2001 delle celebrazioni verdiane (il Festival: altro miraggio lungamente inseguito ed ora realtà), con il Presidente Ciampi a Parma e Busseto a fine gennaio per il centenario della morte del grande compositore e poi con un intenso e prestigioso cartellone.
E altre eccellenze facevano notizia a livello nazionale: come i Ris di Parma chiamati a ricostruire gialli di grande risonanza, il massacro di Erika e Omar e più tardi il giallo di Cogne con il mistero interiore di Annamaria Franzoni. Così come lo sport abbinava ancora agli acuti del Parma le imprese di altre discipline: nella primavera del 2001 il primo storico scudetto del basket con la Cerve, pochi giorni prima dell’omaggio a Verdi della carovana del Giro d’Italia con sprint di tappa sullo Stradone.

Ma era una primavera destinata a lasciare posto all’estate più cupa: prima per il Paese, con la morte di un ragazzo negli scontri e nell’inferno del G8 a Genova. E poi per il mondo intero, paralizzato e sbigottito davanti alle tv che mostravano e replicavano all’infinito l’assalto aereo alle Torri Gemelle di New York, martedì 11 settembre 2001: il 2000 delle speranze finiva così quasi sul nascere. Ricordo il surreale tg della sera che condussi a Tv Parma: ci sembrava quasi assurdo proporre un notiziario locale in quel giorno, ma allo stesso tempo era giusto farlo come sempre. Lo dedicammo alle voci dei parmigiani e alle loro e nostre paure, insieme alla cronaca dal Teatro Regio dove proprio quel giorno il destino aveva portato – con uno stato d’animo facile da immaginare – il New York Ballet, il cui spettacolo fu ovviamente annullato per lasciare il posto alle frenetiche comunicazioni con i parenti in America. Quell’attentato avrebbe ripiombato il mondo nell’atmosfera della guerra: il 7 ottobre la prima pioggia di missili su Kabul, un giorno prima che anche la cronaca nazionale e locale piombasse in un clima da apocalisse per un tragico incidente sulla pista di Linate con lo scontro fra due aerei e la morte di 118 persone fra cui due parmigiani.

2002-2003: fra incubi e sogni, senza immaginare il grande crac

Il capodanno 2002, oltre che incupito da quel nuovo e planetario clima di insicurezza, fu aperto anche a Parma dalla novità dell’euro con i primi dubbi: salutato da una parte come attuazione del sogno europeo ma presto trasfigurato da una diffusa e ingorda attuazione del cambio, per cui i prezzi – quasi senza parere – si trovarono in certi casi raddoppiati… E perfino il ritorno del terrorismo, con l’omicidio Biagi a Bologna, arrivò in quell’inizio 2002 a completare una serie di eventi tragici e sconfortanti per tutti. La città, da parte sua, decise nel maggio di quell’anno di continuare a investire sul progetto di Ubaldi, confermato trionfalmente già al primo turno nel confronto con Albertina Soliani, candidata di una sinistra quindi costretta all’opposizione per la seconda volta consecutiva. Una città che nel frattempo aveva messo in cantiere due sogni: la celebrazione del Parmigianino, che si sarebbe realizzata nel febbraio 2003 con la grande mostra inaugurata addirittura alla presenza di 7 ministri, e il progetto di portare a Parma la sede dell’Authority europea alimentare.

Ma nella strada di quel 2003, Parma perdeva anche due signori, della politica e del giornalismo: in agosto Andrea Borri, che proprio del sogno Authority era stato uno degli artefici, e in ottobre Baldassarre Molossi: “il” direttore. L’artefice di una storia di giornalismo di provincia che era stata invidiata e imitata in tutta Italia, dopo che il giovanissimo Baldassarre aveva saputo domare la crisi dello storico quotidiano abbandonando l’imperante abitudine di scimmiottare in provincia i grandi quotidiani nazionali e portando Parma in prima pagina con le sue notizie e le sue storie.
Ma in prima pagina Parma sarebbe tornata di lì a poco, addirittura in tutto il pianeta. L’autunno era ormai alle porte: però nessuno poteva ancora immaginare che quell’autunno avrebbe letteralmente squassato Parma, con un crac clamoroso e di dimensioni internazionali che avrebbe fatto notizia per il mondo, spazzando via nel contempo una rilevante fetta di ramificato potere cittadino… ( Fine 1° puntata – segue)