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Storie di Parma Terzo Millennio: Il grande crac (2003)

Prologo

Questa storia inizia con un sorriso: il sorriso di un uomo che si infila in un’auto. Siamo a Milano, è una delle ultime sere del 2003 e quell’uomo è uno dei più potenti, riveriti e stimati personaggi di Parma. E’ “il Cavaliere”, ovvero Calisto Tanzi. Quel sorriso, in risposta al saluto dei fotografi che vogliono indurlo a girarsi verso i loro obbiettivi, è l’immagine che immortala Tanzi al momento del suo clamoroso arresto. E nei giorni successivi saranno in tanti, a Parma e in tutto il mondo, a chiedersi se si tratta del sorriso di chi non comprende quello che gli sta accadendo o se è la reazione di un giocatore di poker che ha appena visto scoperto il suo bluff. Un bluff spinto fino a portare all’orlo del crac la sua azienda, con una incredibile serie di falsificazioni che manderanno in fumo i risparmi di migliaia di cittadini che nella Parmalat avevano investito il frutto di una vita di lavoro e di sacrifici. Oppure, ci si chiede se dietro quel sorriso c’è semplicemente un imprenditore prima protagonista di una eccezionale espansione e poi “vittima” (forse con l’aiuto di banche e politici) di un suo sogno troppo grande…

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L’AZIENDA DALLE MILLE VITE

La notizia dell’arresto di Tanzi, in realtà, non arriva a quel punto inaspettata: da alcune settimane, infatti, la Parmalat è al centro delle attenzioni e delle crescenti preoccupazioni degli analisti, della stampa e della pubblica opinione. Ma nessuno, in quel momento, immagina ancora le gigantesche proporzioni e lo sconcertante e truffaldino retroscena che sta dietro alla crisi di quella azienda, che assumerà presto le sembianze di uno spaventoso crac internazionale.

A questo proposito, c’è una cosa che merita di essere subito precisata. Sicuramente, rispetto alle prime notizie, i più lenti a mettersi in moto sono i principali organi di informazione locale: una prudenza che si può, se non giustificare, almeno in parte spiegare (oltre che col fatto che Parmalat ha abituato da tempo a cicliche crisi e puntuali risalite) con il ruolo di Tanzi. “Il cavaliere”, oltre al suo mestiere di imprenditore, si è costruito negli anni una immagine sempre più  importante nella città: le donazioni (ad esempio per finanziare i restauri in Duomo), il sostegno a svariate attività di volontariato (in linea con l’impronta cattolica che Tanzi ha sempre rivendicato), e soprattutto la coinvolgente avventura del Parma calcio hanno ampliato enormemente la sua popolarità fra i parmigiani. Infine, e comprensibilmente non da ultimo, la famiglia Tanzi è presente nel consiglio di amministrazione della Segea (che controlla Gazzetta di Parma e Tv Parma) e detiene una importante fetta di azioni dell’altra emittente cittadina, Teleducato. Insomma, onestamente (e qui parlo da allora direttore di Tv Parma) qualche imbarazzo e qualche prudenza, in quelle ore, sicuramente sono presenti, anche se sono ridicole certe leggende metropolitane secondo cui la notizia dell’arresto venne pubblicata dal gruppo Gazzetta con giorni di ritardo!

Ma se è giusto rilevare e stigmatizzare questo nostro iniziale imbarazzo, è altrettanto giusto sottolineare che in realtà nessuno (tranne ovviamente chi ne è complice e ancora tace) può in quel momento anche solo immaginare la reale situazione di Parmalat. Le raccolte dei quotidiani nazionali sono lì a dimostrarlo: sì, da qualche tempo articoli critici e dubbiosi si susseguono, ma nessuno (ripeto: nessuno) sospetta che le cronache economiche dovranno lasciare clamorosamente spazio a quelle giudiziarie, anche se poi verranno giustamente ricordate relazioni e campanelli d’allarme di anni precedenti (o le affermazioni dell’allora comico Beppe Grillo, prese però appunto per battute…). E Parmalat, lo ripetiamo, non è nuova a critiche e dubbi e a situazioni intricate dalle quali, però, è sempre “brillantemente” riemersa: da ultimo a fine febbraio 2003, con un bond da 300 milioni annunciato e cancellato dopo il -9% del titolo in Borsa e la “bacchettata” al gruppo da Assogestioni, per “scarsa comunicazione”. In quell’occasione Fausto Tonna aveva lasciato l’incarico di direttore finanziario ad Alberto Ferraris, pur rimanendo nel cda, e tutto — anche in Borsa — sembrava riaggiustato.

I BOND

Per capire meglio il clima intorno a Parmalat, partiamo da un articolo, scelto a caso, del Sole 24 ore con data 20 giugno 2003 (sei mesi prima dell’arresto di Tanzi). La notizia è che Nextra, società di gestione del risparmio del gruppo Banca Intesa, è l’acquirente di un bond Parmalat da 300 milioni: effettivamente il giornalista parla di una certa “sorpresa del mercato”, in quanto Nextra farebbe due cose apparentemente in contrasto tra loro (“cala la propria quota sul capitale di rischio e incrementa nel contempo sullo stesso titolo la sua esposizione finanziaria”), ma l’articolo è un normalissimo pezzo a 4 colonne, nel centro di pagina 36 e senza alcuna enfasi. E se lasciamo trascorrere le vacanze e ci spostiamo a settembre, ancora il Sole (12 settembre) sottolinea sì il peso negativo dell’andamento dell’euro sui dati della semestrale, ma registra anche le parole tranquillizzanti di Calisto Tanzi secondo cui “Parmalat ha comunque mantenuto il proprio posizionamento nei mercati di riferimento, ed un margine operativo lordo oltre il 12%”. In quell’occasione Tanzi rassicura anche sulla politica di gestione finanziaria, preannunciando che nel breve-medio periodo non sono previste nuove obbligazioni.

E’ all’indomani che si affacciano le prime vere ombre, con le sembianze di un “bond fantasma” da 300 milioni, già annunciato da Deutsche Bank (il Sole precisa di essere in possesso di una comunicazione che lo definisce ormai in rampa di lancio), ma subito smentito dai portavoce di Tanzi. Quando poi due giorni dopo (15 settembre) quel bond diviene realtà, la domanda che il Sole pone è: “perché tanti bond, se Parmalat dispone di oltre 3,5 miliardi di liquidità?”. Tocca ad Alberto Ferraris, direttore finanziario, cercare di tranquillizzare gli analisti, il 17 settembre a Milano. Ferraris, che ha al suo fianco Stefano Tanzi, deve in realtà aggiungere un ulteriore elemento di preoccupazione (“abbiamo stimato per il 2003 un +3% delle vendite, ma ora abbiamo qualche dubbio di poterlo raggiungere”), ma allo stesso tempo spiega che, per quanto riguarda i bond, “riteniamo conclusa la campagna di acquisizioni” e che l’enorme disponibilità liquida “ci permette di avere una grande tranquilità operativa”. Spiegazioni che non sembrano convincere troppo il mercato: però, ad esempio, il Giornale, proprio sotto il titolo dedicato ai problemi di Parmalat (“debito e vendite non piacciono in Borsa: -5%”), registra in un secondo articolo che i bond “tirano”, e accanto a Parmalat cita gli esempi di Capitalia, Bipielle ed Enel. Questione di strategie aziendali, insomma, che per di più si inseriscono in un momento che è difficile per tutti, se negli stessi giorni i dati congiunturali raccolti dall’Unione parmense industriali dicono che “la ripresa non c’è ancora” e che fino a marzo la produzione è prevista in calo”.

Se quindi capita di leggere un titolo “Scoppia la guerra dei Tanzi”, è semplicemente perchè Tuttosport, nell’ambito di una inchiesta sulle “dinasty” calcistiche, sottolinea alcune divergenze di vedute fra padre e figlio sugli acquisti con cui potenziare il Parma calcio: come nel caso dell’attaccante Muzzi, incontrato a Milano dal presidente Stefano ma bocciato in extremis dal patron Calisto. Allo stesso modo, “Parma trema” è un articolo che parla di Tanzi ma solo per sottolineare (sul Guerin sportivo) il pericolo che possa disimpegnarsi dal Parma se l’amico Cragnotti gli chiedesse di acquistare la Lazio. Il servizio è interessante anche perchè ripercorre le stagioni delle spese e dei sogni di Tanzi per portare a Parma lo scudetto. Un tema che  certo si innesta in quello più generale dell’azienda, e che i lettori possono approfondire attraverso i libri che altri hanno dedicato alla storia recente del Parma calcio. Ma tornando a noi, la seconda metà di ottobre è abbastanza tranquilla, o quanto meno di attesa: le nuvole sono ancora all’orizzonte, ma nessuno riesce a tradurle in previsione di tempesta. “Tanzi comincia la cura dimagrante” è il titolo con cui Il Mondo ( 7 ottobre) preannuncia la campagna di dismissioni, che partirà dai prodotti da forno. E Repubblica del 20 ottobre, in un articolo imperniato sul peso dei debiti e sul “rompicapo” dei bond, scrive che “se la situazione non è floridissima non è nemmeno drammatica e, soprattutto, è in miglioramento rispetto a un anno fa”.

Ancora all’inizio di novembre, per Parmalat Spa viene annunciato (Il Sole 24 ore, 4 novembre) un aumento di capitale che “permetterà di dotare la società di mezzi patrimoniali più importanti e adeguati alla struttura societaria”. Il settimanale “Il Mondo” che porta la data del 7 novembre ha sì un articolo dedicato all’imprenditoria parmense: ma riguarda Guido Barilla, che viene descritto intento a “ridisegnare la squadra, e spiegare allo staff la nuova organizzazione che si è resa necessaria dopo l’uscita a settembre di Maurizio Spampinato, amministratore delegato della divisione prodotti da forno con i marchi Mulino Bianco e Pavesi”. Su Parmalat, in quel momento, non c’è nulla di “terribile” da scrivere. Per nessuno.

(Fine seconda puntata)

Prima puntata: Quel lontanissimo Duemila