fabo_fabiano_antonelli-jpg-pagespeed-ce-oew5kgdxep
Ieri sera, su Facebook, ho condiviso un post della vicesindaca Nicoletta Paci, che a proposito della vicenda di Dj Fabo ha ricordato come a Parma esista dal 2014 il Registro del Testamento biologico. (Premessa politica:  sono lo stesso giornalista che ieri ha stigmatizzato la mancata pulizia della Cittadella nel dopo-Carnevale: quindi non ho problemi di casacche e commento le cose solo per come le vedo). E ho aggiunto questo mio commento: 

 “Questa è una battaglia che sposo in pieno. E da tempo ho intenzione di utilizzare il pur provvisorio strumento istituito a Parma, perchè non possono essere estranei ad arrogarsi il diritto di decidere della nostra vita…”. Da lì è nato sul social un discorso, rispettoso ma su posizioni evidentemente differenti, con una lettrice: qui lo riporto, senza citare il nome della lettrice visto che la conversazione era limitata alla cerchia dei rispettivi amici su FB. E ripeto il titolo che già proposi sul mio blog ai tempi della Gazzetta, perchè ritengo che la decisione sulla mia morte possa essere solo mia: ma ovviamente è giusto rispettare anche le idee altrui. Ecco la conversazione:

Lettrice – Se non sbaglio nel testamento biologico si dispone quali cure ricevere o sospendere, giusto? Non certo di suicidio assistito né tanto meno di eutanasia.
Il signore del quale si parla si è suicidato, ha dovuto egli stesso azionare con la bocca il pulsante che gli ha somministrato il veleno. Nessun medico si è assunto l’odioso compito di ucciderlo.
Se egli fosse stato del tutto incapace di muoversi nemmeno in Svizzera lo avrebbero soppresso, visto che in quel paese è ammesso solo il suicidio assistito, avrebbero dovuto portarlo in Olanda, lì ammazzano anche i bambini, a richiesta.
Noi di cosa stiamo parlando quando diciamo che questa battaglia la sposiamo in pieno?

Gabriele Balestrazzi –  Io personalmente parlo della battaglia per cui un domani a decidere della mia vita, anche non avendo più le forze per farlo materialmente, sia io (o i miei familiari) e non altri

Lettrice –  Quindi nel testamento biologico dovrebbe essere inserita la possibilità di farsi sopprimere a richiesta di un familiare, giusto? Come avviene in Olanda e Belgio, dove oltretutto è consentito anche ai minori di decidere di porre fine alla propria vita. Dobbiamo però ricordare che non è che qui da noi lasciamo morire le persone tra atroci sofferenze senza muovere un dito, tra la terapia del dolore praticata negli hospices sui malati terminali e l’eutanasia, la differenza è veramente sottile. Quello che ci manca è che la legge regolamenti l’omicidio a scopo benefico, e poi trovare medici non obiettori. La vedo difficile.

GB – Molto semplicemente, vorrei avere in Italia la stessa possibilità che oggi questa persona ha avuto in Svizzera.

Lettrice – Suicidio assistito quindi. 

Devi avere una minima capacità di movimento, Eluana non avrebbero potuto sopprimerla, ad esempio, né tua moglie potrebbe decidere per te.
Materia difficile.
GB – Se non potessi decidere io vorrei che la legge mi consentisse di avere deciso quando potevo farlo: oggi potrei farlo per un domani . Ma se non potessi io, sicuramente vorrei che a decidere fossero mia moglie e mio figlio. Certamente lo farebbero meglio di medici, politici, preti o cittadini a me estranei. E con più amore
Letttrice –  Capisco. Il problema è dover chiedere ad un medico di ucciderti, e bisogna decidere se si possa, se sia lecito, legiferare sull’assassinio a scopo benefico. E trovare persone disposte a farlo (anche se lì i soldi possono aiutare).
Sulla terra in fondo non sono molti i paesi che praticano l’eutanasia.
GB –   Se un medico non vuole farlo si consenta a qualcuno (ovviamente senza conseguenze penali) di attuare la volontà che io avevo lucidamente manifestato. Ogni altra soluzione, comunque la si giri, sarebbe una ingiustificata ingerenza sulla mia vita di persone che non mi conoscono, che mai si sono occupate di me, e che pure pretenderebbero (come già per Eluana) di stabilire cosa sia meglio per me di me stesso e di chi mi ha amato per una vita.
Lettrice – Problema molto complesso, infatti l’eutanasia oggi è consentita dalla legge solo in tre o quattro paesi al mondo (tutti nel nord Europa).
GB – Non dico che sia semplicissimo. Ma di certo è complicato dai tanti, troppi, che ritengono di poter/dover decidere della vita altrui. E non si capisce a che titolo
Lettrice – Forse perché la vita umana ha un valore che travalica le considerazioni mie e sue?
GBDando per scontata la sua buona fede (cosa che ad esempio escludo per molti di coloro che strepitarono per Eluana e non seppero rispettare il travaglio di un padre) , non posso che ripeterle con la massima convinzione che lei- per quanto persona stimabilissima – non avrà mai alcun titolo per decidere della mia vita al posto mio o di mia moglie. Né, ovviamente, io mi arrogherei mai il titolo di decidere per lei o per chicchessia.
……………………. Fin qui il dialogo con la lettrice, pur con qualche problema grafico per il copiaeincolla da facebook. Come ripeto, io rispetto tutte le opinioni e mi sembrava quindi giusto riportare anche le idee della mia interlocutrice.  E trovo sacrosanto che la mia libertà di scelta sia limitata da Costituzione e leggi nel momento in cui questo avesse conseguenze sulla libertà altrui (se uccido un’altra persona, se la derubo ecc. ecc.). Mentre ritengo inaccettabile che qualcuno possa rivendicare il diritto di decidere che cosa fare di me al posto mio o di persone a me care e da me delegate a questa eventuale scelta.