tommy

Non è data che si possa dimenticare, quella che bussa di nuovo al calendario. Non è una sera che si possa cancellare, quella vissuta in redazione il 2 marzo di 11 anni fa quando la sfilata delle auto con le sirene sotto l’ufficio ci trascinò nel peggiore e inimmaginabile incubo del sequestro di Tommy. E già sembrava assurdo pensare a un sequestro…

Oggi mamma Paola 

aggiorna, come dice il gergo dei social, la sua immagine di copertina nella sua pagina facebook, con la foto che vedete qui sopra. E quegli occhioni azzurri tornano a chiederci come si possa concepire e accettare una cattiveria così nella mente di uomini e donne (due balordi e la mamma di un altro bambino, altra vittima incolpevole di questa storia).

Non ci sono parole, oggi come allora. Nè per consolare Paola e la sua famiglia (semmai abbiamo quelle per ammirare la loro forza e la loro positività che è sopravvissuta agli orchi e poi ai successivi tiri del destino), nè per avvicinarci a “capire” che cosa spinse davvero quell’odio.

Ma una cosa, che quegli occhi innocenti sembrano chiederci, dobbiamo prometterla. Che si vigilerà fino in fondo (uomini di legge, politici, giornalisti, opinione pubblica) perchè quegli orchi non scontino un minuto di meno di quelli che una legge già fin troppo permissiva (il rito abbreviato per un omicidio del genere mi sembra senza senso) ha stabilito. Lo dobbiamo a Mamma Paola e a tutto quello che la sua famiglia ha patito. E lo dobbiamo a Tommy.