Un martedì parmigiano che inizia alle 9 al Wopa, con un incontro con gli studenti impegnati nel Bandinilab, e che finisce nel tardo pomeriggio al Centro Giovani Montanara, per un incontro su ragazzi e web/social. Due periferie che danno la sveglia alla città: 

perchè è tempo di dedicare ai giovani qualche attenzione in più, prima che sia la cronaca (per ora “limitata” a baby gang, vandalismi e dilagare di droga) ad imporcelo come già in passato. Ce lo ricorda, sulla strada per arrivare al Centro giovani, la bella area verde dedicata a Stefano, morto a 17 anni per mano di 5 coetanei.

Il Bandinilab è un felicissimo format che dà corpo a una delle cose che il mondo della scuola si è visto caricare addosso non sempre con gli adeguati strumenti per realizzarlo: l’alternanza scuola-lavoro. Nel Wopa di via Palermo, che è decisamente uno degli spazi oggi più vitali della città, si è scelto di coinvolgere circa 500 studenti – suddivisi in gruppi settimanali – in un lavoro di ricerca su povertà, solidarietà e altri temi fra cui le mafie.

Mi chiedono un contributo di cronista. Che non può essere che una condivisione di ignoranza e disattenzione: quella con cui non ci siamo accorti (non solo i giornalisti, viste le improvvide parole di un prefetto) che la criminalità era ed è  “organizzata” anche da noi. Può sconcertare che i ragazzi – millenials anche in senso strettamente anagrafico perchè figli del terzo millennio – non sappiano che cosa è accaduto a Capaci. Per alcuni “Aemilia”, come era stato confessato sul palco la prima settimana, era l’inchiesta che coinvolgeva Fabrizio Corona. Ma come si diceva, la loro ignoranza è uguale alla nostra o a quella delle istituzioni (anzi, più innocente): e quindi si lasciano coinvolgere proprio dal racconto di questa ignoranza e di questa superficialità. Perchè riguarda anche loro ed il loro futuro.

Cito, anche se non ha a che fare con la mafia in senso stretto, il caso della barista Elena che nel 2006 smontò l’alibi del’orco del piccolo Tommy: subì l’immediata “punizione” dei manovali siciliani che lavoravano nella zona e che smisero di consumare la pausa pranzo nel suo locale. Ma non arretrò di un millimetro. Ecco: è in questo “piccolo” grande coraggio che ognuno di noi può contribuire, evitando di voltarsi dall’altra parte per paura o per menefreghismo, a non creare quegli spazi in cui le mafie si infilano, contando proprio sull’omertà della gente. E, ovviamente senza domande indiscrete, si ragiona con gli studenti del problema canne: ovvero quelle droghe leggere che non sono “solo” una questione di salute (fino a che punto fanno male? quali danni producono?), ma anche un fertilissimo traffico per le mafie, che quindi vengono alimentate – spesso inconsapevolmente – anche dai più giovani parmigiani.

E in serata, cambio di campo e di tema. Subito con una bella sorpresa: la sala del Centro giovani Montanara è piena anche di giovani. Che non sono solo il passivo argomento dell’incontro, ma a loro volta intervengono e raccontano. Così come quelli al tavolo (Aluisi Tosolini, Luigi Cirelli, Stefano Manici) non sono tromboni che pontificano dall’alto, ma provano senza ipocrisie a fotografare una realtà che coinvolge tutti: ragazzi, genitori, insegnanti e così via. Bene che ci sia l’assessore del settore (Marani è anche ex alunno delle scuole a pochi metri). Meglio ancora se al Wopa e al Montanara si fosse visto anche qualche candidato: se i giovani sono il futuro della città, e non solo una “emergenza” del presente, questi sono due esempi concreti e corretti di come coinvolgerli.

Vien da pensare alla sequenza dei collegamenti di tutto il calcio minuto per minuto: Qui San Leonardo, qui Montanara…a voi Parma!

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