nesti

Se ne è andato troppo presto. Ma sarebbe certamente felice se nella sua storia i candidati di oggi trovassero spunto per come servire la città, in quel Municipio che vide Carletto Nesti così a lungo protagonista. Anzi, 

il Municipio fu solo una tappa: e anche lì Carletto esercitò quella che forse era la sua migliore qualità, ovvero essere spessissimo fra la gente prima delle decisioni da prendere in ufficio. Un suo marchio di fabbrica, che illustra la sua lunga militanza politica molto più delle cariche e degli schieramenti che lo ebbero interprete.

Fu così che, insieme a un altro politico atipico come Rocco Caccavari, il rosso Nesti (di capelli prima ancora che di idee) diede vita all’esperienza del Consorzio Bassa est che fu il primo presidio contro le droghe: in via Farini a due passi dai “tossici” che stazionavano sotto Garibaldi. E solo a dirla così sembra preistoria…

Poi l’impegno nelle istituzioni come rappresentante, mai banale e scontato, del Psi. E poi la scelta del civismo di Ubaldi: anzi, si può dire che proprio la presenza di Nesti fu fondamentale per permettere a Civiltà parmigiana di rivendicare una propria identità civica senza troppo immergersi nel centrodestra verso cui la spingeva l’alleanza con Forza Italia.

Fu un dirigente della sanità, un assessore alla viabilità ( e al bilancio) che girava ininterrottamente la città. Certo: poi le scelte potevano piacere o non piacere, ma difficilmente gli si poteva contestare di calarle dall’alto senza avere prima ascoltato i parmigiani.

Ma il suo capolavoro politico, paradossalmente, lo realizzò…alla Villetta. Lì, infatti, Ubaldi lo aveva confinato – con la presidenza dell’Ade – dopo uno dei suoi non rari litigi, che costarono a Nesti l’estromissione dalla giunta. Sembrava, letteralmente, un cimitero politico: ma Nesti inventò tante e tali iniziative da far entrare l’Ade quasi quotidianamente nelle cronache, valorizzandone l’immagine con una eredità che penso duri ancor oggi.

L’orgoglio e la passione di un politico vero. Così come ha un senso ricordare (anche se allora sollevò un putiferio e gli creò una bella grana) quando nella sua attività di editore fu talmente lungimirante sul potenziale di internet, di cui quasi nessuno ancora parlava, da registrare per la sua azienda i domini web (per capirci il www.XXX.com) di alcune delle principali aziende di Parma, credo comprese Parmalat e Barilla, ma vado a memoria: se non quelle, altre di prima importanza. Dovette poi rinunciare a quei marchi per evitare grane legali, ma anche questo dice di come il suo fiuto fosse spesso in anticipo sui tempi (e il suo iniziale lavoro sulla droga avrebbe forse anche oggi qualcosa da insegnare a tutti noi).

Aveva 73 anni. Sì: un po’ presto per andarsene, ma – almeno – ci ha lasciato nei giorni in cui Carletto e la sua storia possono davvero insegnare tantissimo ai politici di oggi e domani, come esempio per un servizio appassionato alla città.

(Foto di Enrico Maletti)