tanzi1

TERZA PUNTATA

Ma venerdì 7 novembre tornano le paure: il rebus della liquidità e l’attesa di spiegazioni da parte della Consob fanno decisamente flettere  il titolo in Piazza Affari: -4,3%. “Tanzi rassicura i mercati “ (Quotidiano nazionale, 11 novembre) è però l’impressione che, ancora una volta, si ricava dalla replica della società, che in una nota ufficiale annuncia che i bond esigibili a breve saranno rimborsati facendo ricorso alla liquidità.

Ma quello stesso 11 novembre si trasforma per Parmalat nel “martedì nero”  che, sulla scorta di nuovi dubbi (questa volta originati dalle critiche alla semestrale dei revisori della Deloitte), fa scivolare ulteriormente e più pesantemente il titolo, che cede l’8,2%. Si inizia a parlare di “bufera” e di “panico”, anche se dalla sede di Collecchio Tanzi e i suoi ribadiscono “la grande solidità della struttura economico-finanziaria del gruppo”. Si comincia anche a parlare, definendolo un rebus, di un fondo Epicurum: un investimento da quasi 500 milioni di euro in una società basata sulle Isole Cayman del quale Parmalat annuncia l’imminente smobilizzo. Purtroppo ne sentiremo riparlare molto presto.

Ma intanto il titolo recupera (+7,3% giovedì 13), mentre è lo stesso  presidente della Consob, Lamberto Cardia (Il Giornale, 18 novembre) a rassicurare: “Seguiamo l’evolversi della situazione con attenzione e fiducia. Credo che le cose possano andare calmandosi”. Che è poi, come si ricordava, ciò che sembra far parte del dna della Parmalat, la cui storia è costellata di alti e bassi e di situazioni di crisi alla fine risolte.

Ma quali sono questi malesseri? Principalmente, pare, quelli legati a Parmatour: “Parmalat, il titolo soffre ancora. Prezzo ai minimi da 6 mesi. Imprenditori emiliani interessati a Parmatour” (ancora Il Giornale del giorno 18); “Calvario Parmalat. Nuovo crollo in Borsa. Vicina la cessione di Parmatour” (Quotidiano Nazionale 18-11, che a sua volta riporta le parole di Cardia, ma sottolinea anche che “il mercato attende da Tanzi una mossa che sgombri il campo da indiscrezioni e ulteriori scivoloni del titolo”); “Parmalat, Deutsche Bank al 5%. Il titolo rimbalza (+5,2%). Ore decisive per Parmatour”. Quest’ ultimo titolo è del Sole 24 ore del 25 novembre: e ancora una volta sembra di intravvedere un possibile ritorno al sereno, specie se andrà in porto “la ristrutturazione finanziaria che potrebbe essere affidata ad una grande banca d’affari”, e se oggi sarà davvero “la giornata che deciderà in qualche modo i destini del ramo turistico”, senza dimenticare la soluzione del rebus Epicurum

Il sindacato (Antonio Mattioli, Flai-Cgil) esprime “notevole preoccupazione”, ma anche la speranza che “il rinnovo dell’integrativo rappresenterà un ulteriore fattore di stabilità e di rilancio”. Parmalat, per Parma, significa 2200 posti di lavoro e, come ricordano gli stessi sindacati Cgil-Cisl-Uil, implica un “rapporto con il credito significativo e un coinvolgimento dell’intera filiera alimentare”. Sulla stampa nazionale le cronache si mantengono caute e diffidenti (20 novembre, Espresso: “Parmalat scaduto: lo spettro di un nuovo caso Cirio”; Panorama: “Qualche domanda alla Consob: la bufera parte da lontano”; 27 novembre, Espresso: “In quel latte c’è un mistero: Tanzi è ancora forte o è nei guai?”), ma il cavalier Calisto gode ancora di un ampio credito di fiducia. Anche lontano da Parma: sulla Repubblica del 28 novembre le notizie del titolo sono infatti che “Tanzi dà l’addio a Parmatour” e che è stata “Liquidata la quota in Epicurum, in arrivo 589 milioni di dollari”. Pur corredata da più di una perplessità, la cronaca di Repubblica individua anche l’ennesimo soggetto che appare in grado di soccorrere l’azienda di Collecchio, come già altri hanno fatto in passato nei momenti difficili: questa volta si tratterebbe di Argho srl, sconosciuta società che sarebbe in qualche modo riconducibile all’avvocato Giacomo Torrente. Non sono finiti i misteri, dunque, ma le preoccupazioni forse sì. E invece siamo solo all’inizio…