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QUARTA PUNTATA 

Anno 2003

Epicuro: il “filosofo della felicità e del piacere”. Chissà in che circostanze qualcuno aveva scelto proprio quel nome per un fondo da domiciliare alle Isole Cayman.

Ma martedì 9 dicembre quel nome campeggia in rilievo sulla stampa nazionale, come un sinistro scricchiolio che aleggia sulle sorti della Parmalat. Da Epicurum, infatti, non sono arrivati 590 milioni: e questa volta per l’azienda di Collecchio è davvero bufera. Il titolo sospeso dalle contrattazioni, la Consob che chiede alla società “rassicurazioni”, la convocazione in giornata di un cda straordinario, nel quale si ventila il possibile disimpegno della famiglia Tanzi dalle cariche operative… Si parla anche di un consulto fra le banche più esposte, e della loro richiesta di un manager “forte”: si fa anche un nome, quello di Franco Tatò. 

Ma se i dubbi sulla salute finanziaria del gruppo, a questo punto, sono davvero preoccupanti, “nessuno mette in discussione la Parmalat sotto il profilo industriale” (Corriere della sera, 9 dicembre), e ancora si dà credito alle “fonti vicine alla famiglia Tanzi secondo cui potrebbe essere abbozzato un piano di intervento a più tappe per tranquillizzare il mercato sulla solidità del gruppo”. “Incertezza” è la parola con cui il clima intorno a Parmalat viene sintetizzato – lo stesso giorno – dal “Giornale”, che accanto a Tatò pronostica un secondo e più azzeccato nome: Enrico Bondi. A questo articolo, il quotidiano milanese ne aggiunge uno dal titolo “I molti misteri del cavalier Calisto”, dove la cruda analisi della crescita dell’azienda attraverso “il vizietto di indebitarsi” si accompagna alla domanda sulla possibilità che nel cda di oggi Tanzi possa estrarre l’ennesimo “coniglio magico”. E infine l’Unità, che colloca la vicenda in prima pagina parlando di “risparmiatori nel vuoto”, apre poi il pezzo principale chiedendo se ci si trovi di fronte “a un nuovo caso Cirio o ad un incidente di percorso”. Insomma, ancora in quel giorno non ci sono solo le “prudenze” della stampa locale: pur nel sottolineare la gravità della situazione, nessun articolista sembra voler precludere la possibilità che il caso Parmalat possa offrire l’ennesima via d’uscita.

Che il giorno successivo assume le sembianze di Enrico Bondi. Il “risanatore”.

E’ a lui che (Corriere 10 dicembre) “Calisto Tanzi ha telefonato ad Arezzo, chiedendogli la disponibilità a guidare il piano di ristrutturazione”. Ed è a lui che il cda conferisce un incarico da “superconsulente”.

Tradotto nelle abitudini di Bondi (68enne manager ex Montedison e Telecom, attualmente ad del gruppo Lucchini) significa “carta bianca”. Che a sua volta significa che dopo quello di Luciano Del Soldato, che nella stessa giornata si è dimesso da direttore finanziario, sono da attendersi altri addii, fino a quello (ipotizzato in un titolo a tutta pagina della Gazzetta dello sport, che a sua volta dà ampio spazio alla vicenda per le possibili implicazioni sul Parma calcio) dello stesso Calisto Tanzi, che però – nel comunicato emesso al termine del cda – ha ribadito e rinnovato “l’impegno della famiglia di preservare il valore dell’azienda”.

PARMALAT E PARMA

Da questo momento in avanti, sfioreremo solo se necessario i termini strettamente economici del caso Parmalat (già percorsi dall’approfondimento di colleghi certamente più esperti in materia in parte già confluiti in alcuni libri sulla vicenda), occupandoci invece più ampiamente dei contraccolpi che la vicenda produce sugli equilibri, sull’immagine e sulla vita in genere di Parma.

A quel 10 dicembre, come detto, il clima generale è di preoccupazione mista ad attesa. Ma ci sono ancora prospettive, se lo stesso Sole 24 ore  titola in prima pagina sulla “grande bufera”, ma nel servizio interno su “un piano entro gennaio”. Ma inevitabilmente le ombre si allungano, e da Parmalat a Parma, anche nei titoli, il passo è breve: come sulle colonne della Stampa, che ai servizi su Parmalat appoggia un pezzo sulla “Parma da mangiare amica di De Mita e della Dc”, in evidentemente assonanza con i fasti (e successivo crollo) della famosa “Milano da bere” degli anni ’80 e ’90.

Rispolverando storie e articoli già pubblicati nella prima repubblica, l’impetuosa ascesa di Tanzi viene indagata e collegata ai tanti piccoli-grandi favori (dai prestiti dell’elicottero privato allo stabilimento di Nusco alla velleitaria e nefasta avventura del terzo polo tv) concessi dall’imprenditore all’amico politico segretario democristiano. Intanto il Mondo che arriva in edicola con data 12 dicembre si concentra su due passaggi tecnici: il quesito su chi sarà l’advisor che si aggiudicherà il piano di ristrutturazione del debito Parmalat e i risultati che arriveranno da un blitz di Tanzi in Lussemburgo per semplificare la struttura societaria.

E a livello locale, anche la stampa “non allineata” (Polis) giudica ancora di poter riservare ai primi sforzi di Bondi la seconda pagina, rispetto a una prima dedicata alle scuole che non sanno come pagare la tassa sui rifiuti e al liceo Marconi in autogestione.

Ma proprio in quelle ore la situazione precipita: riammesso a Piazza Affari, il titolo Parmalat perde il 47%, che significa 865 milioni in fumo: “La Borsa brucia mezza Parmalat” è l’inequivocabile titolo a tutta pagina del Giornale. E’, come ricorda in apertura il Sole 24 ore, “il più forte calo di sempre al Mib30”.

Partono i processi: anche letteralmente, visto che a Parma arriva un primo esposto da una associazione di consumatori, l’Adusbef, perchè “venga aperta un’inchiesta per accertare le responsabilità dei soggetti che hanno contribuito al dissesto finanziario Parmalat”.  “Il gruppo Tanzi è finito nel baratro”, scrive il giorno dopo Milano Finanza in una lunga inchiesta in cui le critiche alla strategia finanziaria si accompagnano alle accuse di “comunicazioni false al mercato, controlli depistati  e consiglieri disinformati”: un articolo che tira anche pesantemente in ballo il braccio destro di Tanzi, Fausto Tonna. Anche Repubblica si sofferma su coincidenze e misteri di quei fondi alle Cayman: insomma, a quello del denaro bruciato in Borsa inizia ora ad accompagnarsi l’odore di una possibile  truffa.

Intanto l’Unità parla di una cena romana Berlusconi-Tanzi, nella quale il presidente del Consiglio avrebbe assunto l’impegno di salvare l’azienda, ma avrebbe anche fatto capire all’interlocutore la necessità di lasciare.

Resta in compenso la fiducia in Bondi, espressa da più parti, ma ormai – come si aggiornerà il Mondo nell’edizione con data 19 dicembre – dopo Cirio “Torna lo spettro del rischio Italia”, ed è ormai evidente che, archiviando bruscamente la lunga era Tanzi, la Parmalat se la prenderanno le banche.    (segue…)

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