Perfino il non sempre raccomandabile parco Falcone Borsellino oggi sembra più dolce.  Oddio, le bottiglie di birra gettate qua e là ci sono sempre, così come qualche ciclista con telefonino che forse non verifica solo i chilometri della pedalata…ma oggi ci sono i papà. Più numerosi e forse meno distratti del solito (o è solo una suggestione del calendario?): quello che gioca a calcio col figlio a ridosso del nuovo centro Toscanini, quello che ha la bimba in groppa, quello che lo ha sul seggiolino della bici alle sue spalle e gli parla continuamente, quello che sempre in bici scherza con il figlio e prende in giro la mamma che ne sorride…

No, ovviamente non siamo nel paese delle meraviglie. Però il ripetersi di queste scene davanti agli occhi fanno pensare, banalissimamente, a come stiamo meglio quando deponiamo le armi e la rabbia della nostra quotidianità, quella che poi vien fuori su facebook e nei casi peggiori anche sulle cronache. Come stiamo meglio quando ci cimentiamo con il mestiere forse più difficile: quello in cui magari si sbaglia di più ma sempre e solo a fin di bene (o che ci sembra tale). E allora vien da chiedersi perchè non riusciamo ad essere tutti i giorni così: essere un po’ più papà, o un po’ più mamme, per metterci la stessa dolcezza e la stessa voglia di far bene nelle cose di tutti i giorni. Per costruire insieme: come si fa, o almeno si cerca di fare, con un figlio, sia quando lo si ha in groppa o sulla bici sia quando sta in un’altra parte del mondo. Pensando che anche domani, e dopodomani e poi ancora, sia la festa del papà.