tanzi 450

Quinta puntata

Novanta minuti.

Ha una scansione “calcistica”, quasi emblematicamente, l’ultimo atto a Collecchio di Calisto Tanzi, nell’azienda che fu il piccolo salumificio del padre Melchiorre e che ora è il gruppo multinazionale da 7 miliardi e mezzo di euro di fatturato e 6 miliardi di debiti. Un cda storico, che il 15 dicembre sancisce l’addio del cavaliere: dimissionario da presidente, amministratore delegato e consigliere del gruppo.

E anche se non è ancora l’addio dei Tanzi (se ne va anche Giovanni, ma restano Stefano e Paola Visconti), i pieni poteri passano a Enrico Bondi, e ad un comitato esecutivo a tre, con Guido Angiolini e Umberto Tracanella, suoi uomini di fiducia. Escono dal consiglio anche i dimissionari Fausto Tonna e Luciano Silingardi (resta invece Domenico Barili), mentre si annuncia l’arrivo degli uomini di Pricewaterhouse, per vedere chiaro nei conti dell’azienda e valutare le effettive possibilità di salvataggio.

Tutto questo ancora non basta ad evitare l’ulteriore picchiata delle azioni in Borsa (-20%), e per la città è un evento traumatico, seppure ormai annunciato. “Chi ama e crede in questo gruppo – sono le parole che Tanzi affida ad un comunicato ufficiale – sa che i sacrifici sono necessari. Aver individuato in Enrico Bondi l’uomo che saprà rilanciare la società è una garanzia per i lavoratori e per il mercato. Ma lo è soprattutto per me, perchè Parmalat ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la mia vita”.

Un passo indietro che, per ora, ha solo i connotati delle cronache economiche: e nell’editoriale sulla prima pagina della Gazzetta del 17 dicembre, Giuliano Molossi parla di “dimensioni dell’indebitamento che sembrano imponenti. Ma l’auspicio nostro e di tutta la gente di Parma è che l’azienda, dopo un adeguato periodo di ristrutturazione, si salvi e che riprenda presto il suo cammino di sviluppo”. Molossi cita anche le possibili responsabilità di controparti dell’azienda, che vanno dai politici alle banche ai controllori dei conti.

E su questo editoriale si innesta anche un dibattito, non privo di polemiche: le prime arrivano dal diessino Alfredo Peri, nella cui storia ci sono anche gli anni di sindaco di Collecchio, ora assessore regionale ai trasporti. Peri contesta che gli imprenditori possano essere succubi della politica, chiede che in città non ci siano “giudici improvvisati”, e conclude ringraziando “la famiglia Tanzi per ciò che ha costruito in quarant’anni di storia anche in questa Provincia”.

Molto meno tenera, nel frattempo, è la stampa nazionale. Nell’inchiesta “Patatrac Parmalat”, l’Espresso giudica gravissimo che dopo lo scandalo Cirio ne arrivi un altro ancora più grave, perdipiù da parte di Calisto Tanzi, “con quella faccia da parroco emiliano”. “Calisto Tanzi – aggiunge il settimanale – avrà pure raggiunto la soglia della sua incompetenza. E sta ora a lui dimostrare che solo di questo si tratti”. Anche l’Espresso, inoltre, chiama in causa le possibili responsabilità di altri soggetti, ad iniziare dal sistema creditizio, mentre Carlo Maria Guerci (docente di economia  alla Statale di Milano) si dice ottimista sulle possibilità, per  un “grande marchio” come Parmalat, di tornare a galla. Un articolo di appoggio all’inchiesta su Parmalat è dedicato a Cesare Geronzi, e ad unire il tutto è un box sulla Gea, la società nata per curare gli interessi dei calciatori che ha fra i soci i rampolli Tanzi, Cragnotti e Geronzi: una società che, a distanza di un paio d’anni (quando i Tanzi ne saranno già usciti), sarà destinata a trovare il suo posto in un altro scandalo, quello di “Calciopoli”.

Lo stesso giorno, l’altro grande settimanale – Panorama – ricostruisce i dettagli del drammatico cda, e riporta una sibillina frase pronunciata da Tanzi: “Adesso anche io ho bisogno di capire”. Ma ad aver bisogno di capire sono soprattutto i mercati e  consumatori.

(segue…)  –   Leggi tutte le puntate