A ricordarlo mediaticamente è giusto che sia chi gli è stato vicino sempre e davvero, come ha fatto oggi Ennio Mora sulla Voce di Parma. Io, passando nei giorni scorsi davanti a quella chiesa dai due arcobaleni, uno dei quali sempre più lacero, ho semplicemente provato la voglia di entrare. Intanto perchè Santa Cristina è bellissima (e invito i parmigiani 

che non l’hanno mai fatto a visitarla: già queste foto ne danno una idea). E poi per la curiosità di capire, proprio lì,  cosa rimane di quel particolarissimo e contrastato sacerdozio. Ovviamente non ci sono più i cartelloni all’ingresso  con le frasi che tanto facevano discutere, e non ci sono (ma questo già da quando don Scaccaglia dovette abbandonare la parrocchia di via Repubblica) alcuni addobbi e altri segni che anche esteriormente dicevano della “diversità” di quella parrocchia e di quel sacerdote.

Che cosa rimane del “pretaccio” un anno dopo? Sicuramente il ricordo di una voce dissonante: con la quale non necessariamente si doveva essere d’accordo, ma che certamente ha arricchito con i suoi arcobaleni le voci di una città a volte grigia e senza coraggio (lo dico a tutti noi). E forse, paradossalmente, anche alcuni suoi colleghi più lontani dalle sue idee avranno almeno ammirato come si riuscisse, in epoca di disimpegno  e allontanamento anche per tanti cattolici, a riempire una chiesa.