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Dicembre 2003

“Parma, c’era una volta l’Isola dei Felici”.

Il titolo di Repubblica (13 dicembre) è in realtà limitato alle vicende del calcio, ma è quasi impossibile non sentirlo sinistramente risuonare per tutta Parma. 

La storia Parmalat non è ancora entrata nel filone di una cronaca giudiziaria in quel momento ancora imprevedibile, perlomeno nelle sue dimensioni e nei suoi contorni. Ma già l’aspetto economico è a quel punto sufficiente per travolgere tutta Parma, anche se proprio in quel giorno di Santa Lucia (il giorno dei doni, secondo una tradizione alla quale i bambini e le famiglie di Parma sono legatissimi) il regalo che arriva in città con l’Authority alimentare europea è davvero di quelli importanti. E ne riparleremo fra poco.

Il 19 dicembre, il cda di Parmalat Finanziaria spa “dà mandato al presidente di informare l’Autorità giudiziaria, anche in sede penale, dei fatti accaduti”.

Il clima è plumbeo. Il tradizionale messaggio prenatalizio del vescovo Bonicelli non può non partire dall’attualità: “Non possiamo che essere vicini – dice – a coloro che vivono all’interno della Parmalat, alle ditte che lavorano sul territorio e alla famiglia Tanzi, che stanno soffrendo molto”. Il vescovo, allargando poi il discorso ad altri temi quali l’immigrazione, chiede ai parmigiani di essere “più uniti e meno individualisti”.

E se nella prima delle tradizionali classifiche della qualità della vita di fine anno, quella di Italia oggi, Parma registra un ottimo quarto posto, ci si chiede quanto quella posizione potrà resistere di fronte a un evento così traumatico. “Vola basso”, titola Polis, anche l’aeroporto, al momento ancora non all’altezza delle esigenze che porterà l’Authority.

Intanto c’è chi propone le prime analisi. Anche dal di dentro: come Domenico Barili, storico ex braccio destro di Tanzi secondo cui Parmalat è stata “tradita dalla finanza creativa delle banche”, in una gestione aziendale in cui lui (“uomo del marketing”) sarebbe stato lentamente fatto fuori dall’ “uomo della finanza” (Fausto Tonna), cedendo all’illusione di “una crescita troppo veloce”. Barili parla anche di “droga creditizia”, e aggiunge comunque di non pensare a dimettersi dal cda del quale ancora fa parte.

“Benvenuti a Parma” è il titolo dell’editoriale col quale Il Manifesto ironizza sull’accoppiata Authority-crac Parmalat, in una prima pagina nella quale il quotidiano dedica alla vicenda anche la foto d’apertura ed uno dei suoi fulminanti titoli: “Latte in polvere”… Intanto c’è chi fa altri conti, ma ugualmente complicati: e nelle cronache di quel 20 dicembre c’è anche l’occupazione di una casa disabitata in via Mantova, da parte di quattro famiglie di immigrati, con il lavoro ma senza una abitazione.

“Tanzi chiuso nella sua villa, Parma sotto choc”, racconta il giorno dopo La Stampa. Pierangelo Sapegno raccoglie anche parole in difesa del cavaliere, come quelle dell’ex vicario generale, monsignor Franco Grisenti, che lo definisce “una persona che ha fatto del bene davvero a tanta gente, mica a parole”. E il 23 dicembre, proprio nel giorno in cui al teatro Regio si celebrerà uno dei più tradizionali riti della città, in una atmosfera quasi surreale (con l’inaugurazione della stagione lirica e con la verdianissima Traviata del “Libiam nei lieti calici”)  la notizia del giorno è che Tanzi ed i vertici Parmalat risultano indagati dalla Procura di Milano, così come sul caso stanno indagando i magistrati di Parma. E sul crac viene decisa  anche un’inchiesta parlamentare.

Repubblica apre la serie delle inchieste che porteranno a Parma decine di  inviati di televisioni e quotidiani nazionali ed estere. “La provincia ricca adesso trema: effetto-domino per tutto il sistema” è il titolo del reportage di Jenner Meletti, che sottolinea come le banche esposte con Tanzi potrebbero rientrare dal buco tagliando prestiti e fidi alle piccole aziende. Il che significa, per fare un esempio, la possibilità che gli stagionatori del prosciutto di Langhirano si trovino con l’acqua alla gola.

E in questo scenario iniziano a diffondersi anche i primi veleni: ad esempio sulle nomine bancarie, visto che i due principali istituti di credito cittadini sono in mano rispettivamente ad un dipendente Parmalat (Banca Monte Parma: Franco Gorreri) e ad uno stretto collaboratore dei Tanzi (Cassa Risparmio Parma, ora attraverso la Fondazione: Luciano Silingardi). Sul tema delle nomine si accende anche qualche nervosa scintilla, con accuse reciproche (ad esempio fra il sindaco Ubaldi e il presidente dell’Unione industriali Rosi). E sempre all’inviato di Repubblica, Rosi aggiunge: “Non vorrei che il sistema bancario, che è stato così generoso – per non dire altro – con l’azienda oggi su tutti i giornali, adesso decida di essere oltraggioso verso chi lavora davvero”.

E’ in questo clima che scende in campo il giorno successivo (Sole 24 ore, 24 dicembre) Guido Barilla. Già dal titolo (“C’è una Parma che funziona”) si intuisce che il primo pensiero di Barilla è quello di difendere l’immagine di una città e del suo sistema imprenditoriale. Barilla non parla solo per sé e per la sua azienda, ma fa riferimento a una serie di “piccole e medie imprese dinamiche, efficienti e redditizie”.

Quanto a Tanzi, Barilla non infierisce: parla “dell’amicizia che per anni ha legato le nostre famiglie”, sorvolando in questo modo sulla “guerra” che ad un certo punto Tanzi sembrò muovere a Pietro Barilla con l’ingresso, invero poco fortunato, nel settore dei prodotti da forno. Guido sottolinea che “un crack di queste proporzioni non può essere a causa di un uomo solo. Le responsabilità devono per forza essere diffuse e condivise”, ma parla anche di “autentico scempio imprenditoriale” e solo alla richiesta di individuare i possibili errori di Tanzi ne identifica uno proprio nella diversificazione “a partire dalla decisione di entrare nel mercato dei prodotti da forno, su cui in Parmalat non avevano competenze e che ha richiesto ingenti investimenti”.

Nel complesso, anche alla luce delle notizie che Barilla fornisce sull’andamento dell’azienda e su come a Pedrignano si stia portando sotto controllo l’indebitamento richiesto dall’acquisizione di Kamps, quello che arriva nelle edicole la vigilia di Natale è davvero un messaggio rassicurante e di fiducia. Della quale i parmigiani hanno estremo bisogno, al momento di vivere una festività carica di dubbi, su una vicenda che proprio al culmine della due giorni di festa si appresta ad aprire nel modo più impressionante la pagina giudiziaria.

Ma prima di arrivare a questo, dovremo fare un passo indietro per rivivere un altro evento importantissimo, che in un quadro così fosco ha inserito una pennellata di ottimismo: l’Authority.   (segue…)

STORIE DI PARMA TERZO MILLENNIO – DAL GRANDE CRAC AL DOPO UBALDI: leggi tutte le puntate