falcone borsellino pistole

No, non ci provi nessuno a dire che è una ragazzata o un gioco… Innanzitutto perchè (come potete leggere oggi sulla Gazzetta in edicola) quelle pallottole seppur di gomma sono già state indirizzate contro lampioni, ora spente, e contro finestre, con immaginabile paura per chi si trovava all’interno. E poi 

perchè sono solo la “ciliegina” di una torta indigesta che da tempo gli abitanti della zona intorno al parco Falcone Borsellino devono vivere fra insicurezza, vandalismi, spaccio a cielo aperto e molestie. Infine, perchè quel “gioco” a colpire lattine o bottiglie (che in teoria potrebbe essere non diverso dalle freccette che campeggiano ancora in tante case e sono anche uno sport) non è in uno spazio dedicato tipo poligono di tiro a segno o in un’area isolata e abbandonata dove cimentarsi con la propria abilità come fosse calcio o altro. No: questo gesto fra le panchine e sotto le case è un evidente messaggio di sfida, di piccoli teppisti (e forse aspiranti a qualcosa di “più”) che con i loro spari sembrano voller marcare un territorio che da tempo non è più proprietà pubblica.

E senza voler cadere in accostamenti che oggi sarebbero esagerati, è innegabile che quella scena rimandi – almeno per la “cultura” che vi sta dietro –  a Gomorra e ai racconti tipo quelli dell’ultimo libro “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano.

Proprio pochi giorni fa ero a un dibattito con il prefetto, che giustamente tirava le orecchie a noi giornalisti per la facilità con cui trasformiamo ogni episodio di irregolarità giovanile nella certificazione di vere e proprie “Baby gang”, che come tali – diceva – a Parma non ci risultano esistenti. Sicuramente è così, ma altrettanto sicuramente ci sono zone di Parma in cui siamo appena un gradino sotto. Zone di Parma (e il Falcone Borsellino è solo una di queste) in cui resta purtroppo attualissimo il titolo che pubblicai sulla Gazzetta ormai un paio di anni fa: “Tutta nostra la città?”.

No, non la è tutta nostra se le persone non si fidano più ad avventurarsi in un parco o se sotto le nostre finestre si arriva a sparare. Ecco perchè le leggi  e i parlamentari, le forze dell’ordine e la politica locale e tutti noi (non a caso stanno nascendo gruppi di controllo di vicinato) devono porsi molto concretamente questa emergenza.

E, soprattutto, deve farlo anche la campagna elettorale. Che fin qui ha proposto molte liti sulla scelta dei candidati, molte liti sui candidati già scelti e pochi accenni sparsi di proposte concrete e di dibattito di un livello adeguato ai problemi più veri e concreti della nostra bella ma non sicura città.