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La foto al volo che ho preso dal tavolo del moderatore è tecnicamente mediocre. Ma l’incontro di ieri  nella splendida Biblioteca di San Giovanni per i 40 anni del Circolo Il Borgo merita di essere sottolineato e fatto conoscere alla città. Come esempio di un dibattito che oggi spesso manca, almeno in quelle forme.

Già lo dice il titolo del convegno: “Malessere nella città ricca”. Che riprende quello di 28 anni fa: un titolo coraggioso e controcorrente nella città delle ottimistiche autocelebrazioni. Un convegno propiziato da un ottimo vescovo: monsignor Cocchi, che non a caso di Parma diceva “città bravissima ad innalzare e poi ad impallinare”. Come poi capitò proprio a lui…

Un titolo ancora attualissimo, purtroppo, nel Paese che da 40 anni parla di “nuove povertà”. Ed è scomodamente interessante ascoltare oggi due del team della ricerca di allora: Lamberto Soliani che ricostruisce i progetti di città completamente sbagliati rispetto alle indicazioni della demografia e Alessandro Bosi che aggiorna la povertà di allora nella miseria di oggi.

Non sto a fare la cronaca dettagliata. Ma l’appello a cambiare i nostri comportamenti che arriva dal volontariato (con Arnaldo Conforti direttore di quella splendida realtà che è Forum Solidarietà), il racconto di una manager (Ombretta Sarassi di Opem) che non è solo di pur fondamentali intuizioni imprenditoriali ma anche  di attenzione al benessere collettivo, la lezione continua di Federico Ghillani sindacalista con il cuore nel Brasile del Dono, l’analisi non formale di don Matteo Visioli dalla visuale della Chiesa ci dicono quanto la formula che ha accompagnato questi 40 anni del Borgo sia ancora attuale e indispensabile, in una città che a volte tende ad assopirsi. E forse sarebbe bello che al Borgo tornassero ad affiancarsi i media, come mi capitò di vivere da vicino con la Tv Parma diretta da Aldo Curti.

Dal primo presidente Guerra a quello di oggi Luciani, affiancato a Luca Stefanini della San Vincenzo, il Borgo ed il suo convegno lanciano un doppio messaggio: quello specifico e purtroppo concretissimo delle povertà, che non sono solo economiche, e quello di un modo di analizzare la città che sta prima e sopra alle polemicucce della politica quotidiana. Analisi super partes alle quali poi proprio la politica dovrebbe abbeverarsi, per fare al meglio il proprio lavoro e per progettare una Parma che cresca nel modo più equilibrato.