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Molto molto interessante la serata da Feltrinelli che ha preso le mosse da un libro di Giorgio Triani con scritti parmigiani, a loro volta tratti da una rubrica gazzettiera alle soglie del terzo millennio. Già stimolante, come peraltro lo erano gli articoli al momento, questa rivisitazione di “Parma la piccola mela”, come si intitolava il libro edito da PPS con una fulminante copertina di Gianluca Bacchi: 

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Un libro che ho già iniziato a gustarmi, anche perchè spesso le cose d’archivio raccontano questa città meglio delle news in tempo reale. Ma molto interessante come dicevo, è stata anche la chiacchierata che Triani e Feltrinelli hanno organizzato a contorno, con intellettuali e persone di Parma a ruota libera sulla città, sulle politiche culturali e inevitabilmente sulle elezioni imminenti. Con altrettanto inevitabili critiche: su chi sta governando oggi, su chi lo ha fatto ieri (anche se Luca Sommi ha ovviamente sottolineato iniziative e progetti del suo periodo da assessore) e su chi potrebbe farlo domani.

Tutto molto stimolante. Ma con due riflessioni speculari da aggiungere. La prima è che non era presente all’incontro nessun candidato (nè candidato sindaco nè credo alcun candidato consigliere): e ovviamente è un peccato che la politica non colga occasioni simili e non ne raccolga gli spunti, critiche comprese.

Ma la seconda riflessione è che evidentemente fra noi presenti e giudicanti (Triani ha coinvolto al microfono anche me, a tradimento…) nessuno aveva pensato di tradurre le proprie opinioni in impegno politico. Che ci sta naturalmente, anche perchè non tutti sono adatti a fare politica: io, ad esempio, se devo fare due conti sono già nel pallone. Però il rischio vero è un altro, ed è che per l’ennesima volta noi parmigiani ci si prepari allo sport più gradito e praticato in città: stare a guardare da fuori per poi “impallinare” (cit. mons. Cocchi) chi magari abbiamo appena “innalzato” (idem).

E allora è perfettamente inutile lamentarsi di Pizzarotti o diffidare di Scarpa o Cavandoli o Alfieri ecc. (qui l’elenco completo con ringraziamenti inclusi), se poi si sta solo a guardare e criticare. Gli intellettuali di Parma, o anche gli artigiani come noi giornalisti, che contributo hanno fin qui dato a un progetto nuovo di città? La risposta, che naturalmente non può essere modificata da una semplice seppur fertile serata, è che a tanti di noi piace soprattutto stare fuori. Per poi giudicare e criticare meglio, nella città che così non cresce mai come potrebbe e dovrebbe…