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Come l’Eurofestival, come l’Isola dei famosi… Loro 10 si confrontano in tv (le televisioni locali stanno facendo un bel servizio alla città, anche se inevitabilmente l’alto numero di candidati comprime i tempi del dibattito e rende difficili gli approfondimenti). E contemporaneamente i parmigiani si scatenano sui social con i commenti: quelli da tifosi verso il “proprio” sindaco, quelli che sminuiscono i contenuti degli altri, quelli che ironizzano (a dire il vero è anche una social campagna elettorale divertente con alcune battute davvero carine).

Ma noi, di preciso, che cosa pretendiamo dagli aspiranti sindaco di Parma…? 

Me lo chiedevo qualche giorno fa a teatro Due quando li avevo a pochi metri da me nel dibattito per gli studenti del Romagnosi (parentesi: nella foto di gruppo tratta da Teleducato manca un volto: quello di Laura Bergamini). E mi chiedevo se mi sentissi migliore di loro.

La risposta, almeno per me, è no. Ma penso che sia la risposta opposta a quelli di moltissimi parmigiani, che nella “miglior” tradizione del nostro pensare hanno già sentenziato a priori, guardandosi però bene dall’impegnarsi in prima persona.  Certo, si dirà: a loro non l’ha imposto nessuno di candidarsi e sicuramente avranno un loro tornaconto (parlo ovviamente in termini di popolarità o di “gloria”). Ma già solo seguendo l’impegno di queste settimane, che per due di loro si protrarrà fino al 25 giugno e per uno di loro per 5 anni, verrebbe invece da chiedere “Ma chi ve lo fa fare?”.

E, al di là che ognuno di loro possa piacerci più o meno, in che misura noi parmigiani possiamo e dobbiamo avere aspettative su di loro? E’ infatti verissimo che il ruolo di sindaco, con una delle leggi elettorali più efficaci del dopoguerra, garantisce una maggioranza stabile (salvo sconquassi) e una serie di poteri non trascurabili. Ma allo stesso tempo Parma, come ogni altra città, vive e cresce sulla base dell’azione di mille altre categorie: alcune delle quali (imprenditoria, giustizia, lo stesso mondo dell’informazione) non sono certo meno influenti.

Così’ come  noi stessi, nel senso di semplici cittadini. Pensate ad esempio al gettonatissimo tema del degrado e della sporcizia: prima ancora che qualunque sistema di raccolta rifiuti (bello o brutto che sia, come legittimamente ci si divide su quello attuale) conta infatti il senso civico dei cittadini, che magari possono protestare ma che poi decidono uno per uno se lanciare rifiuti in tangenziale o di fianco alla prima campana della differenziata o comportarsi rispettando il bene comune.

Il sindaco attuale, come più volte ricordato, nel 2012 era stato la prima scelta solo per il 19 % dei parmigiani (e anche il suo rivale Bernazzoli non arrivava al 40%). Al di là della maggioranza che poi la legge regala in Consiglio, quindi, chi governa un Comune lo fa quasi sempre come rappresentante di una minoranza, a parte l’Ubaldi bis che vinse al primo turno e credo neppure lui se calcolassimo astenuti e schede non valide.

Ecco perchè faccio fatica ad accettare un certo clima di questa campagna elettorale. I candidati avranno ovviamente dei limiti (oltre si spera a tante qualità), ma il timore è che i parmigiani stiano già caricando i fucili per poi sparare su chi vincerà. Quando invece dovremmo chiederci quanto abbiamo fatto e quanto dovremmo fare noi per supportare, che vuole anche dire stimolare e criticare chi vincerà.

Dovremmo forse pensare, anche per il futuro,  un percorso condiviso e al di sopra delle divisioni partitiche in cui a metà mandato i politici interrogassero (pubblicamente e con trasparenza) le varie categorie, per un giudizio (e proposte concrete) su presente e futuro: e far così partire il dibattito molto prima delle elezioni e di una campagna elettorale inevitabilmente più adatta a slogan e semplificazioni o a incontri troppo frenetici per essere efficaci. E forse si potrebbe anche rispolverare la vecchia idea di una riunione (almeno una tantum) di tutte le eccellenze premiate negli anni con il Sant’Ilario, per una riflessione a ruota libera sulla città di cui i politici di maggioranza e opposizione potessero far tesoro per i successivi due anni e mezzo.

Se invece la tentazione è solo quella di trasferire tutte le responsabilità sulle spalle di uno dei 10 (chiunque sia) per poi riproporre il copione scontato in cui “quello non capisce niente, io farei senz’altro meglio ma di politica non ne voglio sapere” la crescita di Parma sarà sempre parziale. Ma non solo per colpa di chi siederà in Municipio…

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