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Crac Parmalat: l’arresto di Calisto Tanzi che fece tremare Parma (dicembre 2003) in un fotogramma dal Tg3

8° puntata – Dicembre 2003

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IN CARCERE 

Ma se traumatico era stato già quell’addio, ancor oggi colpisce quel titolo di domenica 28 dicembre: “Calisto Tanzi in carcere”.

Per la città non poteva esserci epilogo più traumatico delle festività natalizie. Tanzi era dato di rientro dalla Spagna, già si parlava di un incontro con i magistrati.  Ma il fermo operato a Milano dalla Finanza (e si parla in quelle ore di divergenze fra le procure di Parma e Milano) è una svolta dagli sviluppi imprevedibili. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta: e anche se si parla di possibili arresti domiciliari il trasferimento di Tanzi in San Vittore segna davvero, e nel modo più clamoroso, la fine di un’epoca. E l’inizio di una inchiesta che può significare per la città un vero e proprio terremoto. 

“SORPRESI E OFFESI” 

Dopo l’arresto di Tanzi, per i rappresentanti delle istituzioni di Parma è quasi inevitabile il corollario delle interviste da parte dei quotidiani nazionali. E a quel punto si tratta di difendere e proteggere la città dai possibili contraccolpi di un crac così clamoroso, ed ora anche con i contorni dell’illegalità.

Ovvio che in primo piano ci sia, accanto al sindaco e alle altre autorità, il presidente degli imprenditori di Parma. “Ho visto Calisto un mese fa – racconta Marco Rosi al Quotidiano Nazionale – prima dello scoppio della buriana di Epicurum. Non faceva trasparire nulla, ma lui ha sempre avuto questo modo distaccato e abbastanza freddo di analizzare le cose”. Lo stato d’animo degli imprenditori di Parma ? “ Ci sentiamo offesi e delusi, perchè abbiamo scoperto che un fiore importante in realtà era finto. Ma adesso dobbiamo tornare a lavorare, perchè con il lavoro si rimettono a posto tutte le cose, e credo che l’asset industriale di Parma e provincia non avrà problemi”. Rosi ripercorre poi la storia ed il ruolo di Tanzi nella città, e lo spazio da lui conquistato soprattutto dopo la morte di Pietro Barilla. “Ma Parma – riassume Rosi – è un territorio imprenditoriale molto ricco e molto forte, che quindi non si sentirà orfano di Tanzi”.

E mentre cala in città il plotone degli inviati nazionali, che si divide fra le inchieste tra i parmigiani in Piazza Garibaldi e gli appostamenti davanti alla villa dei Tanzi a Fontanini, qualcuno scrive che “tutta Parma abbandona il Gran Lattaio”. Qualcosa di vero sicuramente c’è, ma in realtà il sentimento prevalente della città sembra lo stupore.

Certo, farà sorridere ascoltare, in qualche speciale televisivo nazionale, chi si dilunga nella distinzione fra parmigiani e parmensi, quasi a riallontanare il “collecchiese” signor Parmalat dall’immagine della città, il cui nome risuona anche nel marchio dell’azienda. Ma “Parma è più forte di Parmalat”, proclama il sindaco Ubaldi.

STORIE DI PARMA TERZO MILLENNIO – DAL GRANDE CRAC AL DOPO UBALDI: leggi tutte le puntate