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Se qualcuno crede ancora ai sondaggi pre-elettorali dovrebbe spiegarmi come fece a diventare sindaco un candidato che 5 anni fa era accreditato nei sondaggi dal 3%. Premesso questo, non ho però ancora trovato un parmigiano che non ritenga davvero favorito per le prossime elezioni Federico Pizzarotti (appunto quello del “3%” di cinque anni fa). A me sembra

che i candidati in grado di vincere siano almeno tre (e questo significa un verdetto con una esclusione illustre già l’11 giugno), con favoriti diversi a seconda dell’accoppiata che si formerà per il ballottaggio. E, fra gli altri 7, almeno una candidatura potrebbe arrivare a un risultato a due cifre (anche se non sarà facile) che potrebbe poi pesare nel secondo turno, come ricordo sempre per l’Ubaldi del 1994.

Ma se Pizzarotti è davvero il favorito, chi può essere il suo principale avversario? Fra la gente, qualcuno dice Scarpa, altri la Cavandoli, altri ancora il Cinquestelle ortodosso Ghirarduzzi. Anche qui a me sembra che il panorama sia più complesso e difficile da decifrare: la prima volta di Casapound con Bacchieri, il lavoro mediatico che sta facendo Alfieri dopo avere rifiatato alcuni mesi fa, l’attivismo di Greci, il peso della sinistra pur divisa fra Manno e Bergamini e l’outsider Pia Russo (a sua volta allenatissima nella comunicazione come si vede nei dibattiti) formano un sistema di pianeti e pianetini le cui orbite sono destinate ad influenzarsi a vicenda, con risultati che non mi sembra così facile prevedere.

E a quello dei concorrenti candidati, per Pizzarotti si sta forse aggiungendo un altro “avversario”: sè stesso. Chi ha navigato un po’ su facebook nelle ultime ore ha letto del sindaco che è arrivato come “santino” a chi aveva ordinato una pizza a domicilio e del sindaco che telefona per i disagi in zona Tardini a causa della partita: presenze che si aggiungono al sindaco che campeggia sui filobus, a quello del cartellone sopraelevato (e poi rimosso), o a quello “onnipresente” del video da cui è tratta la foto qui sopra, e che ha fatto da spunto ad alcune parodie. Certo: la notorietà è in questo momento uno dei punti forti di Pizzarotti, così come l’essere sindaco in carica gli consente una concretezza che gli altri non possono avere, anche se contemporaneamente lo espone a più critiche se le cose fatte o deliberate non piacciono. Ma, e parlo sempre dal punto di vista della comunicazione e senza giudizi politici, il rischio della scarsa conoscenza di un candidato non è forse maggiore di quello della sua sovraesposizione.

I risultati, anche stavolta, li conosceremo nell’unico sondaggio che conta: quello delle urne. Di sicuro, però, almeno una vittoria Pizzarotti l’ha già raggiunta: i 5 anni da sindaco e l’estromissione “volontaria” da Grillo & C. non hanno evidentemente intaccato la sua forza di ri-candidato. Oggi non so se avremo effettivamente un Pizzarotti bis, ma se così non fosse non mi stupirei di vedere qualcuno puntare su “Capitan Pizza” nella sfida che sembra profilarsi in ottobre, con il governo in palio e con un favorito che si chiama Movimento 5 stelle.