Lauro_Grossi

Il calendario lo ricorda proprio quando mancano 8 giorni alla scelta del nuovo sindaco. Ci ricorda un sindaco morto sul campo, nel pieno del suo servizio che gli aveva fatto dedicare alla città un intero decennio: Lauro Grossi. 

E’ sempre una rievocazione molto triste. Un racconto che Parma ebbe fin dalle prime ore del giorno grazie al mio collega Francesco Silva, che subito seppe la notizia e trascorse la notte all’Ospedale per poi raccontarla ai parmigiani nelle edizioni straordinarie del Tg Parma. E da subito la città ne fu paralizzata, perchè Lauro Grossi anche al di là delle singole idee politiche era davvero un “sindaco di tutti”.

“Non un sindaco per tutte le stagioni”, come invece lui stesso orgogliosamente volle sottolineare al momento dello storico e clamoroso passaggio dall’alleanza socialcomunista (che aveva governato la città per tutto il dopoguerra e che lo aveva designato sindaco dal 1980 al 1985) al primo pentapartito con Psi-Dc-Psdi-Pri-Pli e il fortissimo Pci ingabbiato e furioso all’opposizione. Poteva dirlo e potè dimostrarlo, perchè nel suo dna c’erano entrambe le anime di Parma: quella della sinistra  attenta ai valori del sociale (tantissime le sue battaglie su questo fronte) e quella della Parma più dinamica, manageriale (lui lo era stato alla Salvarani) e meno incline a sottostare ai “diktat” di Bologna. E in entrambi i suoi mandati da sindaco, anche nel mutare dell’alleanza, non dimenticò mai che c’era anche l’altra “anima” parmigiana da rappresentare, in quanto primo cittadino.

La lezione forse più viva ed attuale, nella Parma 2017 in cui si va per fazioni anche in politica. La mediazione (che non è una parolaccia, se la si intende verso l’alto) viene oggi poco naturale ai politici di tutti i colori: Lauro Grossi no, Lauro Grossi ricordava sempre – anche nella più lacerante polemica – che ci sarebbe stato un “giorno dopo” in cui poter trovare una sintesi, nell’interesse della città e quasi sempre con quel suo contagioso sorriso che sapeva spesso chiudere le diatribe.

Non so se ci fu spazio per un sorriso anche in quella tesa serata di partito che gli fu fatale. E lui per primo, lui che con parole dolci mi presentò all’ inarrivabile mito del giornalismo Sergio Zavoli, oggi ammetterebbe sinceramente che quel sistema aveva tanti difetti, comprese le spartizioni politico-economiche degli appalti che erano allora un tacito condiviso  strumento di finanziamento dei partiti (ma che servivano alla politica, e non come spesso oggi alle tasche dei singoli). Ma mi ricorderebbe anche che in quella politica ci si combatteva stimandosi, anche fra chi aveva le ideologie più lontane, e che alla fine si cercava sempre la decisione migliore per Parma. E spesso la si trovava.

Ecco che cosa ha da dirci oggi e che cosa ha da dire – certo sorridendo anche a loro – ai 10 candidati che si confronteranno fra poco alle urne Lauro Grossi, sindaco che, non è esagerato dirlo, a Parma ha dato la sua vita.