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E’ il giorno dei suoi 18 anni. Una data che dovrebbe colorarsi di festa, di regali, di sogni. E che Filippo non sia qui è l’unico “perchè” al quale i programmi e gli insegnanti del Bertolucci non riusciranno mai a dare e darsi spiegazione. Ma poi, nella sala dove ogni giorno i musicisti della Toscanini costruiscono insieme la magìa della Musica, piano piano di Filippo si compongono le foto, le canzoni preferite, i compagni di classe…

Filippo Ricotti oggi è presente. C’è nella voce che si incrina del preside Aluisi, e c’è nel ricordo vivo della professoressa Dodi e della sua 4° B. C’è nelle parole e nelle foto con cui Anna Ricotti inizia la sua “lezione” di coach, come farà poi Ilenia Montanari, per i ragazzi che sono lì e che non fiatano, perchè oggi capiscono che il loro futuro ha un senso doppiamente prezioso.

Non è una festa, non può esserla: eppure ci sono anche i regali. Non solo quello, già significativo, delle borse di studio con cui la famiglia  incoraggia quei progetti di futuro (chirurgo, ingegnere informatico, giornalista, chissà cos’altro…). Ma c’è soprattutto il grande e non facile regalo di una lezione di vita e di forza, da Paola, Stefano e Camilla che hanno scelto di celebrare questo compleanno con un incoraggiamento ad altri ragazzi: con la concretezza di chi conosce bene il mondo del lavoro e delle intraprese e con la dolcezza di una carezza collettiva a questi ragazzi, nelle parole di Paola che commuovono tutti.

Penso a quella strada che mille volte mi ha accompagnato verso l’Appenino e che ha qualcosa di maledetto e di straordinario insieme, perchè è la strada che conduce al sonno del piccolo Tommy (la cui madre, un’altra Paola, ha trasformato una tragedia in un trionfo di vita e di messaggi positivi) ed è la strada che ci ha portato via Marco, collega che oggi mi sembra di avere accanto nel condurre questa particolarissima cerimonia scolastica che ora con le mie parole vorrei fare arrivare anche a chi non c’era e ai ragazzi delle altre scuole di Parma.

E quando un’insegnante mi mostra il commovente ricamo che ricorda Filippo su una parete della scuola (quel liceo intitolato al Poeta che ci ha raccontato l’assenza come una “più acuta presenza”), quel soprannome che nel disegno fiorisce su un albero appare davvero come un preziosissimo Filo di speranza e di vita. Un Filo che, grazie a una famiglia che davvero non si può non ammirare, aiuterà questi ragazzi a non smarrirsi.