elezioni candidati plancia

“Brutta”, “mediocre”, “inutile”…Chiedete a un parmigiano come gli è parsa questa campagna elettorale e lo inviterete a nozze nel gioco che più appassiona la nostra città: demolire o almeno criticare. Per carità, 

non sto certo per scrivere che abbiamo visto fuochi d’artificio o ascoltato proposte da Nobel, però… Però, innanzitutto, abbiamo avuto nelle liste una bella e significativa partecipazione di due categorie non scontate: giovani e immigrati . E già questo è un preziosissimo patrimonio da non disperdere. Nè va sottovalutato il fatto di 10 persone (più altre 500 nelle loro squadre ed altre ancora dietro le quinte) che hanno dedicato mesi a confronti e proposte.

Quello che semmai è mancato, ma anche per colpa di noi cittadini e di noi giornalisti, è stata la capacità di estrapolare dai singoli scambi quotidiani, o dalle domande e risposte in 100 secondi, la visione più ampia della città e del suo futuro, per capire soprattutto qui le differenze fra i candidati. Invece va a finire che oggi il candidato X fa una proposta per il turismo, Y sugli impianti sportivi e Z sulla viabilità; e domani altri temi e poi altri ancora mentre N torna a parlare di turismo,  Q di sicurezza e così via…

Ecco allora, a mio modestissimo avviso, alcuni temi che già nel ballottaggio (quando la presenza di due soli candidati ridurrà i tempi e faciliterà le analisi un po’ più profonde) e anche dopo le elezioni dovranno trovare spazio nel dibattito cittadino, che non può certo finire con le elezioni per poi riprendere nello stesso modo fra 5 anni.

  1. Il sindaco rappresenterà una minoranza – Se si va a un ballottaggio, chiunque vinca avrà evidentemente ottenuto al primo turno meno del 50% dei voti. E, ovviamente, non sarà lui la scelta dei tanti parmigiani che prevedibilmente (e purtroppo) decideranno di non votare. Allora, anche se giustamente la legge gli assegnerà poi la maggioranza e gli strumenti che gli consentiranno di governare, occorre che fin da ora i candidati sappiano che rappresenteranno solo una parte minoritaria della città. E questo dovrebbe obbligare tutti ad un rapporto più rispettoso e costruttivo in Consiglio comunale (come non è accaduto, per colpe diffuse, nella legislatura appena conclusa). Anche per non cadere nello stesso inconcludente e penoso clima della politica nazionale.
  2. Città multietnica e valori della Parmigianità – Al di là di chi discute di muri e di mari, basta salire su qualsiasi bus per capire che Parma si è ormai già e per sempre trasformata in una città multietnica. Che è anche un problema ma non solo: e la presenza di immigrati o figli di immigrati fra i candidati è una buona notizia. Il problema è un altro: anche quando ci riempiamo la bocca di rimpianti per Parma che non è  più la stessa, non abbiamo elaborato nessuna vera idea su che cosa chiedere ai nuovi parmigiani e soprattutto su che modello di “Parmigianità” abbiamo da offrire e da proporre, e in certi casi da esigere. Siamo sempre stati una città di valori, di sorrisi, di solidarietà: oggi siamo (anche) una città di scandali,  di femminicidi (che non è proprio il miglior biglietto da visita se vogliamo insegnare ad altri a rispettare le donne…), di egoismi. Forse, più che riempircene la bocca, della “Parmigianità” vera dovremmo riordinare i fondamenti, ristudiare e far conoscere gli esempi: da Padre Lino alle eccellenze degli ultimi decenni. Integrazione non è convincere qualcuno a sostituire i kebab con gli anolini: integrazione è condividere regole e valori precisi. E oggi ci siamo molto lontani, ma noi per primi: quante regole anche banali mostriamo di non rispettare, dalla guida con telefonino alle migliaia di cicche per terra?. E se queste cose vi sembrano banali dettagli, c’è in sottofondo una vera e propria questione morale, come lo scandalo Pasimafi ha ribadito.
  3. La sicurezza, davvero– Di questo si è parlato tantissimo, a volte più con frasi “spot” che con discorsi organici. Non è solo un discorso per sindaci, ma anche qui i sindaci devono essere “primi cittadini” e trascinare il gruppo. E’ sotto gli occhi di tutti che pezzi di città sono fuori controllo o al limite: continuiamo allora a parlarne pubblicamente, con trasparenza e finalmente non più guardando a una gara elettorale. Dobbiamo capire se e come possiamo riportare anche in quei parchi e in quelle vie una situazione di normalità e di tranquillità per chi ci vive. E non sarà facile.
  4. La voce dei giovani – Le tante energie under 30 spese in queste settimane nelle varie liste vanno preservate e coltivate. Nessuno meglio di loro può aiutarci a capire le evoluzioni spesso rapidissime dei ragazzi: si trovino occasioni, anche informali, per mantenere questi ragazzi-candidati vicini alla politica. Sarà anche un investimento per avere in futuro amministratori preparati e con una ventata di freschezza.
  5. Il “Senato” dei S.Ilario – E’ una proposta che qualcuno fece una decina di anni fa ma che non si è mai attuata. Verso metà legislatura, quando ancora le acque pre-elettorali non sono agitate, riunire e ascoltare analisi e proposte delle eccellenze premiate nel corso degli anni con il Sant’Ilario potrebbe fornire spunti a partiti e persone che nei mesi successivi dovranno costruire le nuove proposte per le Comunali 2022. Senza la fretta e l’improvvisazione inevitabile degli ultimi tempi.
  6. Più dibattiti – Infine, in generale, di Parma e dei suoi temi si è un po’ smesso di parlare, rispetto al passato. Proprio la morte del personaggio che più di altri ha guidato e indirizzato Parma per quasi 40 anni (Giorgio Orlandini) mi ha fatto ricordare quante volte ho visto confrontarsi pubblicamente quelle che allora erano le due anime della città: il potere economico-informativo degli imprenditori e il potere politico allora stabilmente collocato a sinistra (e a sua volta suddiviso fra le ideologie comunista e socialista). Con i contributi della DC, di tanti intellettuali, della Chiesa e dei suoi sacerdoti (penso al ruolo dei don Setti-don Sacchi-don Valentini rispetto al problema del disagio giovanile). Ecco: dobbiamo tornare a parlare di Parma, dei suoi quartieri, dei suoi ragazzi. Con più frequenza e con più ampiezza e serenità di quelle che può garantire una conflittuale campagna elettorale.    Insomma, domenica scegliamo il sindaco, ma se poi vogliamo per Parma un futuro importante dobbiamo costruirlo tutti insieme.