strage brescia

Non è solo perchè quella città oggi è un po’ anche mia. Non è solo perchè ho parlato con persone che avevano conosciuto quelle insegnanti, quelle vittime. Non è solo perchè è forse l’unica strage che è documentata da un drammatico documento audio. E non è solo perchè le indagini per quella strage passarono anche da Parma, pur con filoni che alla fine non portarono lontano. La strage di Brescia

che nei giorni scorsi ha visto finalmente fissato almeno un pezzo di verità, con due condanne definitive, può sembrare – soprattutto ai ragazzi di oggi – una lontana e trascurabile storia in bianconero, alla quale difficilmente si arriva nei programmi scolastici, proprio come al poeta Caproni ieri proposto con nonchalance alla Maturità…

Ma non è così. In quella storia, nelle stragi e nei depistaggi (e nelle inspiegabili assurdità come il passaporto non ritirato a uno dei due condannati di Brescia), così come ovviamente anche nella storia del terrorismo rosso, c’è tanto da sapere e da capire, per chi in Italia progetta oggi il proprio presente e futuro. C’è lo stesso Stato (maiuscolo…?) debole o colluso che negli anni ’90 avrebbe sacrificato senza difenderli uomini come Falcone e Borsellino, spingendosi poi forse fino a una trattativa con la mafia… Tutto da provare, ovviamente, ma anche solo il fatto che il sospetto sia plausibile la dice lunga.

Ci sono tante cose da capire su cosa è stato il neofascismo in Italia. E su cosa furono le Brigate Rosse. Perchè se davvero vogliamo affrontare le emergenze dell’Italia di oggi, e sceglierci bene i modelli ai quali ispirarci, prima forse dovremmo capire meglio che cosa rappresentano quelle storie in bianconero oggi tornate d’attualità ma già pronte per essere dimenticate in fretta…

Per saperne di più: la strage di Brescia sul web