pizzarotti video bicicletta

“Parma si indentifica in Pizzarotti. Parma ‘è’ Pizzarotti, non è Paolo Scarpa. E’ identificazione etica, culturale, addirittura antropologica, non solo politica”.                 Dove non era arrivata la campagna elettorale nè sua nè degli altri, ovvero una definizione della Parma 2017 e delle sue prospettive, Scarpa ha colpito con quelle due righe, che hanno acceso sul web un dibattito forse ancor più interessante di quello elettorale, ora che il verdetto del voto è stato già scritto. Ma che cosa significa

dire che “Parma è Pizzarotti”?

Le parole di Scarpa ricordano un po’ il celebre saggio di Umberto Eco che nel 1961 cercò di spiegare le ragioni di un successo televisivo nazionale, e della fortuna che si stava conquistando fra gli italiani Mike Bongiorno. Scarpa non dice ma fa capire, mentre Eco per la verità nella sua “Fenomenologia” di M.B. era andato giù pesante ed anche un po’ ingeneroso: “Con Mike Bongiorno gli spettatori si identificano nell’ everyman anzichè nel superman”.  Uno con cui non ci sentiamo inferiori, insomma. Eco poi affondava il colpo con una serie di critiche al limite dell’insulto, condensate nel concetto di Mike Bongiorno simbolo di “mediocrità”.

pizzarotti e scarpa ascom

La “superiorità” snob della sinistra parmigiana – Ecco: con quelle due righe Scarpa ha confermato che il progetto del centrosinistra (o almeno di quella parte che a Pizzarotti voleva opporsi davvero…)  si è fondato su una analisi che, se anche pone uno spunto interessantissimo, è però esagerata, un po’ presuntuosa-snob e soprattutto autolesionista. Non mi riferisco tanto alle parole di Scarpa, comunque misurate, quanto alle tante volte in cui – in questi mesi di campagna elettorale – ho sentito esponenti dei vari schieramenti (non solo il centrosinistra) liquidare il sindaco uscente come “mediocre”, “ignorante”, “attaccato alla poltrona”, “inaffidabile”. Che evidentemente non era il sentire di tanti parmigiani (solo il 25% degli elettori, ma comunque 37mila votanti…).

E’ davvero così Pizzarotti? Un “mediocre” di successo come Mike Bongiorno? Ne parleremo fra poco. Ma intanto sarebbe giusto chiedersi se questo ragionamento può trovare davvero posto in un progetto alto e di ampio respiro per Parma, che da 20 anni il centrosinistra cerca di creare. La risposta, seppur di parte, è arrivata da un esponente della destra parmigiana. Priamo Bocchi, che è stato candidato sindaco nel 2012 e che si è impegnato attivamente per la Cavandoli quest’anno, ha scritto infatti una cosa difficile da contestare: “Le parole di Scarpa all’indomani della sconfitta, oltre alla comprensibile delusione, rivelano un vecchio vizio della sinistra italica, che spiega in parte i motivi della sconfitta del PD, a Parma come in tante altre città italiane. Si avverte infatti il solito complesso di aristocratica superiorità, una sorta di razzismo non solo politico ma etico, culturale, addirittura antropologico (“Parma è Pizzarotti non è Paolo Scarpa”).”  Già: pur premesso che “razzismo” non è parola che si abbini con Scarpa, è dalla sconfitta di Lavagetto, e ormai sono 19 anni, che gli eredi di quel Pds inconsciamente continuano a considerare Parma e il Municipio come qualcosa di proprio, che di volta in volta viene ceduto “provvisoriamente” ad altri. E a forza di darne la colpa alle candidature “sbagliate” (Lavagetto, Soliani, Peri, Bernazzoli e ora ovviamente nel mirino c’è Scarpa) o alla città che non capisce, ogni 5 anni il centrosinistra dimentica che forse invece è proprio in casa propria che dovrebbe guardare bene, per vedere e capire che è proprio nel centrosinistra – e non solo in questo o quel candidato – che Parma non si riconosce più pur magari continuando a farlo nelle elezioni politiche.

Centrosinistra: quali sono oggi i valori condivisi dalla città? – Parma non si riconosce più nella sinistra perchè non ne capisce i valori. E sono lontanissimi i tempi in cui, al potentissimo Giorgio Orlandini scomparso e ricordato proprio alla vigilia del voto, l’assessore alla viabilità Lionello Leoni – che Orlandini  criticava in un dibattito tv per i ritardi sulla tangenziale – gli rispondeva orgoglioso che “Noi abbiamo pensato prima agli asili!”. E i parmigiani, che pure si lamentavano ogni giorno per quella tangenziale in ritardo, accoglievano in massa quella spiegazione e continuavano a votare Leoni e gli altri, almeno fino al 1998 di Ubaldi. Il Lavagetto sconfitto nel 1998, quattro anni prima aveva incarnato per l’ultima volta questa identificazione fra Parma e i valori della sinistra (in quel caso soprattutto il rigore che Lavagetto rappresentò nel dopo Mani pulite) e la città lo aveva votato preferendolo al rampante berlusconismo che aveva appena conquistato l’Italia ma che quella volta “non passò la Parma”.

Da allora, piano piano, il centrosinistra non ha più curato la propria identità. Si è spaccato (caso Tommasini) regalando la città ad Ubaldi, e da lì ha vissuto verso i propri avversari una sorta di sindrome di Stoccolma, pensando di poter vincere solo alleandosi con loro: come se oggi il Milan o l’Inter per rivincere lo scudetto anzichè fare buoni acquisti si affiliassero alla Juventus…  Enrico Letta diceva che avrebbe voluto Ubaldi ministro in un governo di centrosinistra mentre il lucido Elvio governava con Forza Italia e dialogava dietro le quinte con AN: esattamente come oggi Bonaccini pensa che per battere Pizzarotti il centrosinistra doveva…allearsi con lui.

Pizzarotti – Ed eccoci allora al rapporto fra Parma e Federico Pizzarotti e alla “identificazione” di cui parla Scarpa. Che però non si capirebbe se prima non avessimo visto appunto come  Parma da tempo ha smesso di identificarsi con una sinistra/ centrosinistra sempre più indecifrabile, litigiosa. E, per usare una parola di Scarpa, un centrosinistra che è anche sempre meno credibile “eticamente”: non tanto a Parma, per fortuna, ma tutti gli scandali nazionali made in Pd non possono non avere ricadute anche sul pensiero dei parmigiani.

Federico Pizzarotti è piovuto sulla città in un periodo particolarissimo. Mentre Vignali e i suoi alleati avevano autodistrutto la ricca eredità politica ubaldiana finendo in prima pagina per scandali e arresti che hanno silurato la giunta nata nel 2007. E mentre il centrosinistra, bersaniano e bernazzoliano, pregustava di risalire finalmente i gradini dei Portici del Grano e senza neppure troppi sforzi. Cosa che forse sarebbe accaduta davvero, se su quella Parma commissariata non si fossero fusi insieme il vento impetuoso antisistema di Beppe Grillo e  proprio quel “candidato della porta accanto” capace di temperare gli eccessi di Grillo e di coniugare così quella protesta in una più mite versione parmigiana. Con in più una indubbia ventata di gioventù e freschezza che Bernazzoli, per ragioni anagrafiche e di curriculum non poteva avere (e che messaggio elettoralmente sbagliato fu non lasciare la poltrona di presidente della Provincia che diede l’idea di un partito e di un candidato troppo attaccati al potere!).

Se di “mediocrità” o di altre lacune dobbiamo parlare, quindi,  dobbiamo ancora partire dalla mediocrità progettuale dei 20 anni del centrosinistra. Che a Parma non ha più dato vere proposte di città e veri valori, oltre che candidati vincenti (e Scarpa, senza togliere nulla agli altri e pur con diversi errori soprattutto nel ballottaggio, è stato comunque il tentativo con più possibilità di successo).

Perchè allora ha rivinto Pizzarotti? – Perchè, proprio come Eco con Mike Bongiorno, i suoi rivali non hanno preso in considerazione le qualità del sindaco uscente ma hanno solo guardato ai suoi difetti. Che, sia chiaro, sono tanti: ad iniziare da un brutto carattere, come lui stesso ammette. Nel muro contro muro di 5 anni di Consiglio comunale ci sono sicuramente anche le colpe dell’opposizione (su questo ho da anni un pur affettuoso disaccordo con Roberto Ghiretti), ma ancor più di chi il Consiglio lo governa: dopo il bellissimo richiamo a Guareschi della prima seduta da sindaco nel 2012, Pizzarotti e i suoi hanno spesso trattato Ubaldi, Ghiretti & C. come quasi degli appestati dalla storia politica cittadina, venendone ricambiati con livore e e antipatia che si sono protratti appunto per 5 anni.

E tanti difetti sono emersi anche nell’attività politica, dalle tante gaffes dell’inizio (volevano eliminare un fiore all’occhiello come il Giocampus…) a situazioni più recenti e anche gravi: la disinformazione sulla legionella, dopo i dubbi sull’alluvione ancora oggetto di una inchiesta, oppure la vendita in extremis del pacchetto Fiere… Ma nessuno è sembrato accorgersi che il sindaco e gli assessori inesperti del 2012, dopo 4 anni invischiati nella telenovela Grillo, una volta nato Effetto Parma hanno davvero cambiato marcia. Pizzarotti ha finalmente fatto solo il sindaco di Parma, e di cose ne ha fatte parecchie: proprio nel momento più redditizio per fissare la sua immagine agli occhi degli elettori.

Un sindaco così noto non si batte in 5 mesi – Oltre che il più giovane sindaco della storia di Parma, Pizzarotti è stato di gran lunga (anche più di Ubaldi) il sindaco mediaticamente più noto a livello nazionale. E quindi, ovviamente, fra i parmigiani: se fermiamo per strada 100 parmigiani a caso e chiediamo se sanno chi è Federico Pizzarotti, probabilmente avremo un 100% di sì. Mentre per settimane mi sono sentito chiedere “Chi è questo Scarpa?” o “Chi è questa Cavandoli?”. E forse allora non aveva tutti i torti Massimo Rutigliano (e con lui mi pare fosse anche Lorenzo Lavagetto) che chiedeva un percorso nettamente anticipato rispetto a quelli che poi sono stati i tempi reali.

Anche perchè la notorietà televisiva  e mediatica di Pizzarotti non è stata figlia solo del suo crescente ruolo di anti-Grillo, ma anche e soprattutto di una eccellente capacità comunicativa personale.  Lo scrissi sulla Gazzetta in questo articolo del 2013: mentre Grillo demonizzava la tv per i rappresentanti cinquestelle, Pizzarotti la esaltava e ne veniva esaltato. Sì, perchè – piaccia o no – quando è in tv, e anche nei contatti a tu per tu con la gente per strada, Pizzarotti è accattivante e simpatico.  Almeno finchè l’eccessiva sicurezza in sè stesso non lo rende più saccente: un rischio che il secondo mandato potrebbe amplificare, se Pizzarotti non saprà guardarsi da… Pizzarotti. E Scarpa ha già ammesso di non essersi ben giocato questa carta, finendo anzi a sorpresa – nel dibattito in Piazza – per apparire lui come innaturalmente aggressivo e sperperando così il potenziale di una superiore cultura.

Il Pizzarotti “ignorante” – E la cultura di Pizzarotti merita un altro capitoletto a sè. Quante volte in questi mesi ho sentito dai suoi avversari (ma non da Scarpa, devo precisare) le ironie sul sindaco “ignorante”, “dell’Ipsia” (come se solo uscendo da un liceo si potesse fare il sindaco: io ho fatto il Romagnosi, ma sarei un disastro), “che sbaglia i congiuntivi”. Certo, nè Pizzarotti nè alcuni assessori (quante giuste ironie social sul “più migliore” uscito dalla bocca proprio dell’assessore alla cultura, se non sbaglio) sono forse dei pozzi di cultura. Il sindaco ha quasi scoperto il Regio proprio perchè sindaco, e mio fratello era stato finemente impeccabile nel raccontare su Parma Repubblica le sue continue assenze dalla poltrona in una rappresentazione lirica. Ma la sua efficacia comunicativa è ugualmente innegabile: e al di là di qualche errore strategico di Scarpa,  Pizzarotti ha saputo reggere dignitosamente anche i dibattiti con l’ingegnere e colto rivale del ballottaggio. Morale: le eventuali lacune culturali di Pizzarotti erano forse una debolezza da sfruttare, e invece sono state motivo di esagerate ironie e sottovalutazioni pagate a caro prezzo da tutti gli avversari, compresi quelli del primo turno. E quel suo modo di parlare non sarà impeccabile (quante volte ripete “come dire?”…), ma quello che Pizzarotti trasmette, se non esagera, sono simpatia e passione per Parma.

cinquestelle bosi piastri buetto

Gli ideali, il gruppo – Complotto col Pd? Collusione con i “poteri forti”? Se ne sono lette e sentite tante, non solo nelle ultime settimane (basti pensare ai commenti alla famosa cena al Ponte Nord con il povero Verdi a fare da guardia giurata all’esterno). E certo io non ho più l’età per credere alla favola di una politica che, nella quotidiana azione concreta, possa restare così in alto da continuare la bella storia del gruppo di amici  e del loro sindaco che “Sognavo di cambiare il mondo e ora partiamo da Parma”. I compromessi li ho visti fare da tutti i sindaci che ho conosciuto: a volte compromessi buoni per la città e a volte inutili o dannosi. Però, almeno per ciò che appare (che non sempre è la realtà ma che spesso conta tantissimo) l’immagine del gruppo unito e quasi di amici, per Pizzarotti, Bosi & C., è passata tra la gente. E anche con un valore “etico” (vero o presunto lo dirà il tempo) e come garanzia di affidabiilità: specie se confrontato con le pugnalate continue della coalizione avversaria. Anch’io, come Scarpa, credo tantissimo all’importanza dell’etica in politica: ma anche qui la sinistra deve capire di non averne più la titolarità che, seppure a denti stretti, quasi tutti le riconoscevano ai tempi di Berlinguer. Ora non è più così da tempo: e allora, fino a prove concrete e contrarie, l’etica di Effetto Parma non appare all’opinione pubblica inferiore a quella che il Pd, con i suoi tanti amministratori arrestati, propone ogni giorno al Paese e quindi anche a Parma, che pure non ne è toccata. Anche se, nella stessa campagna elettorale, tante piccole ma antipatiche violazioni, o episodi borderline,  devono essere ricordate a Pizzarotti e ai suoi per spronarli a non cadere in quei difetti da politicanti contro i quali si pronunciavano con tanta enfasi nel 2012.

Ma allora che sindaco e che città vogliamo? – Se siete sopravvissuti alla lettura fin qui, è finalmente il momento di concludere guardando avanti. Federico Pizzarotti e il suo gruppo potranno non essere il capitolo più bello della storia di Parma come dicono alcuni, ma neppure il peggiore come ribattono altri. Il giudizio lo daranno il tempo e la Storia, mentre oggi dobbiamo tutti guardare avanti con una idea ben precisa: ognuno, che sia sindaco o consigliere di opposizione o astensionista non votante o…blogger pensionato, deve dare il suo contributo per Parma. E in questo lavoro comune in…Comune credo ci debba essere ancora ampio spazio per Paolo Scarpa.

Tutti dovremo criticare quello che c’è da criticare, perfino con più durezza di quanto sia avvenuto in campagna elettorale, nelle azioni del governo cittadino, se e quando ce ne sarà motivo. Ma uscendo una volta per tutte da quella parmigianità sentenziante che ben si è vista in questi giorni su Facebook e partendo da una certezza, che ribalta quella di Eco sul povero Mike e che ben si adatta anche al nostro Municipio: quando Parma è mediocre non lo è per colpa di un sindaco. Ma di una intera città.

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